Mancuso, Kung e Pannikar: ? oloaP naS

Pubblicato ilottobre 18, 2011

3


Un mondo alla rovescia, è quello che si impone prepotentemente nella società contemporanea. E, duole dirlo, anche nei residui timidi ma speranzosi di quella societas perfecta in cui a suo tempo si riconoscevala Chiesa Cattolica; più semplicemente, è quello che si impone anche al cattolico medio in visita nella libreria «cattolica» media,la San Paolo.

Tre i titoli baldanzosi e discutibili che si ergono, letteralmente, sugli scaffali, a buon pro delle molte pubblicazioni meno commerciabili e quindi più cattoliche che vi soccombono pietosamente.

Non si può non partire dall’ennesimo «best seller» dell’ex-sacerdote don Vito Mancuso: Io e Dio (Garzanti). L’idea non è malvagia di per sé, recuperare il valore dell’itinerarium mentis in Deum di bonaventuriana memoria; in questo senso varrebbe davvero la spesa di partire dall’io per arrivare a Dio. Ma c’è un però. Un paio di capitoli di neo-esegetismo ritoccato ma non propriamente rinnovato, e soprattutto una sfilza di pesanti attacchi soffritti sui luoghi comuni post-illuministici di un anticlericalismo ben stagionato (e il tutto dimostra che padre Vito è e resta ancorato a una ritrita Denzinger-theologie, seppur di segno rovesciato) fanno sì che l’elevazione spirituale di vago sentore medieval-monastico tracimi in un iper-kantismo (la ragione giudice di tutto, anche di Dio) quasi stirneriano (l’io diventa l’Unico). Che fare? Noi altri, non avendo tempo, dacché lavoriamo, di rastrellare dalle biblioteche metà dello scibile filosofale per suffragare tutte le panzanate che ci vengon in mente, e nemmeno evidentemente restandocene per impegnarci a decostruire quelle venute in mente altrui, ci limitiamo a  criticare la scelta grammaticale e quindi logica di proporre la creatura al Creatore fin dal titolo (imitando in questo le autorità che ci hanno preceduto nell’ironia laconica).

Niente paura, padre Mancuso, ha già venduto e continuerà a vendere bene; in una società di disorientati non sono pochi a farsi abbindolare dall’ennesima – guida simil new-age – ai perplessi o giù di lì. La tesi: davvero un’ottima guida per quei perplessi decisi a rimanere tali, in eterno. Una curiosità: la terza di copertina si ostina a vantare prefazioni martiniane a precedenti opere dell’A. – no comment.

Più discreto, perché fuori moda e stancamente ripetitivo da ben più decadi del precedente, il sonoro Salviamo la Chiesa (Rizzoli) di H. Küng. Anche qui il capovolgimento logico è degno del Terence Hill dei tempi migliori; se ne stia lieto il buon Agostino il quale pur aveva cercato di ricordarci che «extra catholicam ecclesiam totum potes, praeter salutem» (Serm. ad Caesariensis Ecclesiae plebem 6). E qui non è nemmeno in gioco il fatto di definire i criteri di appartenenza o di influenza di tale Chiesa, né si contesta la possibilità generica o specifica di una qualche salvezza, no, qui è programmatico che siala Chiesa a dover essere salvata, e per iniziativa umana. Viene quasi da rimpiangere il buon don Vito, che almeno lasciava, seppur in disparte, un posticino a Dio.

Sarà per ovviare a tanta dimenticanza che la SanPaolopubblicizza Raimon Pannikar, Profeta del dopodomani, uno che ostracizzeremmo volentieri quale «profeta di sventura», non fosse che la celeberrima espressione sia servita a imbavagliare tutto un cespite di profezie a vantaggio di ben altre. Se il don-non-don pospone Dio al sé, e se il cattolico dissidente (cioè il cattolico-non-cattolico – per definizione e perché il titolo vende meglio) Lo eclissa, Pannikar – il religioso-non-religioso (tale è, sconfinando tra immanentismo, buddismo ecc.) – può giustamente esser declamato a trombe squillanti come «votato a quattro religioni senza averne tradita nessuna», oppure – che è lo stesso ma detto da casa cattolica tradizionale – come l’unico ad esser riuscito a morire in odore di eresia nella fossa comune di quattro confessioni rivali. Un trasformismo che lo eguaglia solo a Brachetti o, per restar tra frati e presunti tali, a Giordano Bruno. Personalmente poi preferisco la fierezza di Bruno dopo otto anni di processi dal sommo della sua pira, piuttosto che il sorrisetto facile del Raimondo col suo poncho in stile Versace.

Inutile disbrigarsi oltre tra gli scaffali della premiata editrice. Lo voglia o no il beato Alberione, al cliente pio e integrale che va a fare affari dai suoi Figli non giovano molto titoli quali 30 consigli in 30 giorni per salvare la tua famiglia; Con ali di farfalla; La mia vita senza di me. Identità e personalità; Mamma, sono stressato; Quoziente Autostima Famigliare; Fratelli d’Italia. I grandi personaggi del Risorgimento, la musica e l’unità; Ri-GIOCAtechesi. E altro, di cui qualcosa pur si salva, ma che a questo punto non chiarisce se si salvi con o senza Dio; se contribuirà a salvare la Chiesa o almeno le altre religioni; e soprattutto se mi salverò più agilmente io che patisco coscientemente tante titolature dopo anni di studi teologici e filosofici, o non invece il mio buon nonno analfabeta che se ne resta attaccato al suo sant’Antòne e prosegue contento.

Pubblicato in: chiesa