Librerie cattoliche? A Natale regalatevi una cravatta

Pubblicato ildicembre 10, 2011

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Questa volta non l’ho potuto verificare di persona, ma il teste che me ne ha riferito è affidabile e verace, per cui andiamo con l’aggiornamento delle librerie cattoliche del Belpaese, aggiornamento che resta aperto a qualsiasi contributo da parte di complici lettori del blog.

La rassegna è iniziata col genetliaco dei Figli di San Paolo improvvisati adulatori di Mancuso, Kung e Panikkar. Purtroppo o per fortuna il viaggio libresco continua in casa Alberione, questa volta nel mirino ci finiscono – e, diciamolo subito, si sono proprio impegnate – le amabili sorelle Paoline. Putroppo o per fortuna? Purtroppo, ché il beato fondatore avrà di che scuotere il capo da lassù; ma anche per fortuna, dice in fatti il Salmo 132 «Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum». Separatisi sull’onda lunga delle contestazioni femministe post-sessantottine, i due rami della famiglia di religiosi-editori (degno rampollo alfieriano – «ne ferisce più la penna che la spada» – dei religiosi-soldato) sembrano aver finalmente ritrovato la concordia in nome dei «signa temporum» (Gaudium et Spes, 4), individuati col genio illuminato e «specificamente cristiano» (per dirla col teologhese contemporaneo) con cui ci omaggia settimanalmente don Sciattino dalle colonne di Famiglia Comunista.

Nulla di strano allora se, entrando nel sacrario delle Paoline in Brescia, siamo accolti da una corona librorum ricca dei seguenti castoni: Joseph Ratzinger. Crisi di un papato di Marco Politi per Laterza (con un’intera vetrina dedicata al capolavoro); Il Cristo predicato, sermoni domenicali e festivi di Martin Lutero (giusto per appurare di non aver recepito l’invito all’esegesi canonica della Verbum Domini, n. 34; né compreso il senso del viaggio del Papa in Germania – che di Lutero salva le domande ma non certo le risposte); di nuovo il mancusiano Io e Dio, una guida dei perplessi (si vede che risponde bene alle perplessità degli alberonidi); e poi i soliti Bianchi, Kung, e consorti.

Se però vi servisse il Messale festivo tradizionale di Fede&Cultura non state a chiederlo – a suo tempo mi risposero che non serviva prenderlo in quanto “i testi in italiano non sono aggiornati secondo l’ultima versione CEI” (da allora uso solo il Missale Romanum recuperato dall’antiquario): basta spostarsi di40 metri a destra e chiedere all’Editrice Ancora. Può solo andarvi meglio.

Dall’antiquario se avete fortuna trovate pure il Theatrum crudelitatum haereticorum nostri temporis (Richard Verstegan, 1592) , ottimo complemento per chiunque avesse già sperperato i 32 € per le omelie luterane.

Insomma, siamo ben lungi dallo scandalo del compromesso porno-finanziario tedesco, ma restiamo parecchio al di qua dal sapiente ideale cattolico di fornire al popolo – per lo più ignorante e allo sbaraglio – linee chiare e chiaramente cattoliche per una cultura che alimenti lo Spirito. A Natale, quest’anno, mi regalerò una cravatta.