E’ o non è Francesco?

Sul sito di Antonio Socci è apparsa una lunghissima riflessione di Guido Ferro Canale in cui si riprendono e discutono tutte le posizioni pro e contro la vexata quaestio dell’elezione a Papa di Bergoglio.

Ferro Canale è un autore che si muove negli ambienti di Radio Spada e consorti, riguardo a lui non possiedo né informazioni né tanto meno un parere.

Un fattore però mi affascina terribilmente: la battaglia giocata a colpi di diritto canonico.

Certo, nel giorno in cui l’Isis sbarca in Europa per diffondere i suoi massacri e gli USA approvano il matrimonio gay con giganteschi echi mediateci e commerciali parrebbe ozioso soffermarsi su di un duello giuridico.

Teniamo però conto del fatto che i matrimoni USA sono stati approvati a motivo di un’ingerenza violenta e totalitaria da parte dei giudici contro la coscienza civile e politica degli abitanti, sintomo di un diritto completamente degenerato e utile richiamo – ci si augura – perché chi di dovere torni a coltivare con pertinenza la disciplina fin dai suoi fondamenti: il clero, per esempio.

Inoltre mi chiedo se davanti a eventi apocalittici e maligni quali la volontaria indifferenza, quando non il presumibile sostegno al dilagare del terrorismo del califfato (la cui genesi fu prevista almeno dieci anni fa dal complottista Maurizio Blondet) possiamo davvero insistere molto su elementi umani, o non sia decisivo puntare il tutto per tutto anche sul risanamento dell’unico fattore alternativo: il cattolicesimo.

Peraltro non voglio intervenire pro o contro Bergoglio, ma punto a monte del problema, alla restaurazione del diritto per l’appunto.

Che si torni a questionare in materia, che si leggano con passione queste lunghe disamine, che ci si interroghi con rigore attorno a canoni e fini della legge. Sarà in ogni caso un toccasana.

Ricordo a tal riguardo l’ultimo e forse unico articolo interessante che scrissi per questo blog

> il Grande Inquisitore

La disaffezione al diritto è segnale di spirito acattolico, la passione per il diritto è segnale di spirito cattolico. Per questo, mentre molti affermano che il “Non è Francesco” di Socci sia interessante in tutto eccetto che nel capitolo di canonistica concernente l’elezione pontificia, io affermo che quello è il capitolo cruciale, il capitolo che farà storia, non per lo scalpore del contenuto scandalistico, ma per l’originalità e la puntualità con cui viene risollevata la questione dello Ius in seno al cattolicesimo ed in barba alle più drammatiche distrazioni e tragedie di questi diabolici tempi.

> Dissertazione in punta di diritto canonico sulla tesi di Socci e la replica di Boni

Pedofilia. Oltre la Chiesa.

Che erano tanti si sapeva, coperti per decenni da omertà e amicizie di alto livello. Ma nessuno avrebbe mai immaginato uno scandalo di tali dimensioni. Ieri il Npcc, il dipartimento per la protezione dei minori di Scotland Yard, ha rivelato i numeri della maxi-indagine sugli abusi sessuali perpetuati negli ultimi 30 anni in Gran Bretagna. E sono numeri da capogiro: gli indagati sono 1400 dei quali molti personaggi famosi, politici e gente del mondo dello spettacolo e dello sport”.

Così Caterina Soffici sul Fatto Quotidiano, ripresa da Dagospia.

Ora resta da vedere se i media ne daranno la debita eco oppure no. Certo fa specie pensare a una simile marea di pedofili, non pochi dei quali transitati davanti alle camere della BBC, la stessa emittente che nel 2006 diede spazio all’indagine scandalo contro Benedetto XVI, sollevando un polverone micidiale contro la credibilità della Chiesa cattolica. Sex crimes and the Vatican è il titolo dell’inchiesta andata in onda sull’emittente britannica, di cui facevano parte anche le scene del film documentario di Amy Berg, Deliver Us from Evil (2006), pellicola applauditissima dal pubblico e dalla critica (contestata da sociologi e criminologi). Il fatto curioso è che la Berg avrebbe nel frattempo confezionato un nuovo video An Open Secret (2014), imperniato sugli scandali pedo-sessuali dell’ambiente cinematografico americano. Dunque, per ragioni che onestamente mi sfuggono, questo secondo prodotto non avrebbe incontrato una buona accoglienza e diffusione nel mercato americano, né tanto meno mondiale, anzi si parla del “movie Hollywood doesn’t want you to see”. Qualcosa mi dice che non lo vedremo troppo presto nemmeno sulla BBC.
E così, mentre restano nel nascondimento gli scandali hollywoodiani, e vengon tacitati pure quelli britannici, non ci resta che consolarci con le coraggiose e coerentissime accuse che continuano ad investire la Chiesa e i suoi “preti pedofili”.
Certo, qualcuno vorrà forse far notare che sul panorama mondiale l’agenzia più potente, compatta, influente e radicalmente preoccupata nella lotta alla pedofilia è proprio la Chiesa cattolica; al contempo essa risulta la più bastonata, pressoché l’unica sbugiardada, nonché probabilmente la meno implicata, tra le imputate per l’abuso di minori. In altri termini: chi vorrebbe rimediare è legato mani e piedi, mentre scorrazza per l’aia una schiera di colpevoli (o almeno di conniventi), relativamente ignorati, poco pentiti e plausibilmente recidivi.
Nessuno si preoccupi, con le sue politiche scolastiche atte ad erotizzare sempre più precocemente la gioventù, Bruxelles e la Buona Scuola sembrano aver già trovato la meglio risposta al fattaccio in questione. Qui habet aures audiendi… eas claudat.

Socci sic et simpliciter

Io mesi fa, quando davo gli ultimi colpi di coda al mio bloggare, avevo preso le distanze da Socci. Un rammollito, a mio giudizio, con riferimento preminente alla sua bizzarra difesa degli spettacoli blasfemi di Castellucci.

Da allora ad oggi si è frapposto quel colpo di genio di “Non è Francesco”. Mi interessa fino a un certo punto dei contenuti e molto più della dose di coraggio che mostra. Un coraggio rasente l’imprudenza. D’altra parte è difficile non fare la parte degli imprudenti quando si è circondati da pusillanimi, codardi e voltagabbana. Il metro del coraggio, a dispetto delle servette di turno, potremmo peraltro rintracciarlo nella libertà, quella libertà che lascia gli autori sufficientemente distanti dalle proprie stesse tesi, persino le più dirompenti, e sufficientemente concentrati su ciò che conta.

Ecco, forse l’intervista che segue può dire qualcosa su Socci sul suo coraggio, sulla sua libertà. Forse.

KGB e Teologia della Liberazione

La notizia è una bomba, così bomba da risultare né nuova né plausibile. O forse sì? La rilancia il giornalista catto-liberale John L. Allen Jr. su Cruxnow: Ion Mihai Pacepa, generale dei servizi segreti rumeni sotto il Comunismo, avrebbe dichiarato la responsabilità piena del KGB nalla diffusione della Teologia della Liberazione in Sud-America. Allen coglie al balzo la soffiata, per ricostruire il composito sviluppo della teologia cattolica amerinda degli ultimi decenni. In una ricostruzione che si divincola tra teorie della cospirazione, pacifici scambi culturali, nazionalismo, guerra fredda, convegni pubblici e interessi privati veniamo ad accostati tra loro nomi quali KGB, FARC, Castro, Medellin, chiesa evangelico-pentecostale, Nelson Rockefeller, Moon, Hare Krisna, Council for Inter-american security, Reagan, Gaudium et spes, Boffo, Camara, mi-fermo-che-è-meglio. Ora, io non so, non voglio sapere e non mi interessa sapere se queste ricostruzioni storico-politiche siano plausibili e fino a che punto lo siano – Allen suggerisce che appoggi ed applausi da fuori abbiano più che altro incentivato e facilitato lo sviluppo di innovativi movimenti autoctoni ed autonomi: lascio a voi di soppesare i ruoli. Al sottoscritto basta attestare che l’evoluzione teologico-pastorale del cattolicesimo in Sud America ammicca a posizioni risultanti dal peggior shakeraggio possibile e immaginabile: capitalismo e comunismo, finanza-massonica e soviet, fondamentalismo e nuove religioni. Influenze apparentemente antipodiche, peraltro accumunate da un paio di idiosincrasie strategiche: per il papato, per l’Eucaristia, per la dottrina. Confidiamo in Francesco, che vagli e confermi – se proprio si deve assumerle –  il meglio e non il peggio delle due vene colonialiste evocate.

Scritto per Campari e De Maistre