Religio = fondamentalismo. Dicono gli atei.

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Il “quotidiano dei vescovi” e “kreuzweg”, due fonti sospette. Al primo gruppo appartiene Alerceia che considera “tutto sommato condivisibili” elementi quali “il valore dello spirito di sacrificio, l’invito ai ragazzi a impegnarsi nella vita, a non seguire gli impulsi e a cercare di salvare le anime dei propri compagni”. Grazie, gentilissimi! I vescovi e i loro tifosi gettano nella latrina le agiografie delle più grandi sante cattoliche. Altro che Concilio e religiosità: qui è la fede che se n’andata a mignotte.

 Gli amici di Kreuzweg coltivano invece l’inganno di legare il fondamentalismo alla FSSPX. Bisogna esser ben stupidi o ben falsi per non sapere che le figure tetre descritte nella trama del film si possono trovare in ogni gruppo di peso, quali figure deviate. La FSSPX, ma anche i Neocat, CL, il Focolare, Rinnovamento, Sentinelle del Mattino e direi tutti i gruppi un po’ forti capaci di creare controllo sugli adepti (mi limito al cattolicesimo ovviamente). Certo, nel mondo anti-religioso dei lacché episcopali non troveremo degenerazioni del religioso, mancando il religioso in se stesso.

Per il resto il solito film pacco basato sul fatto che la religione fa male. Come antidoto suggerisco Amadeus, dove la dialettica opere-grazia è trattata con più… grazia. Oppure Bud Spencer, ma questa è un’altra storia.

La Chiesa e la gioia

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Curiosamente proprio il severo Benedetto XVI ha tanto insistito sulla vocazione alla gioia della Catholica. Nulla da eccepire.

Eccepisco invece a chi – se sia Francesco o i suoi clerici adulatori, fate voi – sembra essere ossessionato dalla gioia. Quasi che la gioia sia la garanzia di non so che. A volte invece, parola di fedele sovente gioioso, fa bene entrare in chiesa e trovare lo spazio per confrontarsi con la fatica, la sofferenza e il sacrificio, la tristezza e il senso di inutilità. Fa bene vedere che la nostra gioia è scaturita dal fianco aperto del Crocifisso, non del Pagliaccio.

Quindi anatemizzo laicamente la chiesa dell’euforia-a-tutti-i-costi, dal sapore così tanto infantilista e pre-adolescenziale, come hanno capito persino negli uffici della Pixar…

Il film, oltre ad ambientare il successo di un’avventura familiare nella città anti-familista per antonomasia, l’arcobaleno San Francisco, insegna che un pizzico di tristezza a volte aggiusta tutto, mentre la rincorsa della gioia fine a se stessa combina solo mille pasticci.

Dedicato a tutti quelli che, come me, oggi sono tristi, pensando che nel giorno di San Francesco inizierà la più dura battaglia che i tifosi di San Francisco abbiano mai preparato ai danni della Chiesa.

La guida del mondo

In questi giorni sono state diffuse parole importanti e strategiche per il futuro immediato del mondo, particolarmente del mondo Occidentale. A pronunciarle è un personaggio da alcuni molto amato e da altri francamente detestato, un uomo capace di una immediatezza comunicativa rara e di grande coraggio, una persona che non teme di mettere in campo la propria fede e i valori della parte di popolazione da lui rappresentata. Il discorso è stato pronunciato all’estero in una lingua tra le più diffuse al mondo. Segnalo qui sotto l’intervista, tradotta da un giornalista italiano. Fa bene leggere certe affermazioni, non scongiureranno i tanti mali che cavalcano verso le nostre soglie inermi, ma almeno danno l’idea che c’è ancora qualcuno di preparato e motivato, coerente ed indipendente, che si impegna a tenere le redini della stabilità culturale e politica mondiale.

>> RTS

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Sinodo divorzista?

Mesi fa ho avuto l’occasione di parlare con un Prelato in vista (non voglio fare rivelazioni tipo Mastino, ma per una volta scappa una chiacchiera di peso anche a me), era allarmato relativamente a possibili raggiri di fatto, pastorali, che annichilissero la dottrina formalmente conservata.

Uscita la notizia del Motu Proprio divorzista ho cercato di ricordare se i pastoralismi deleteri cui alludeva il Prelato concernessero l’allargamento delle nullità. In realtà no, non nel dialogo effettivamente svoltosi tra noi: il timore riguardava un allargamento circa la prassi della comunione, formalmente proibita ai risposati, ma concretamente resa a loro accessibile. Come? Di fatto delegando ampie autonomie ai vescovi.

Gli eparchi, sempre loro! Staremo a vedere.

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