La Roccia, rivista da rivedere

Apparso su Campari

L’ultimo mio j’accuse ai danni di una testata amica è finito male: La Croce Quotidiano di lì a poche settimane ha concluso l’avventura del cartaceo. Mi dispiace, anche perché dissi e ribadisco che, pur non leggendolo, acquistavo volentieri il giornale per diffonderlo tra tanti amici e parrocchiani. Vediamo se l’esito del presente aggressus sarà meno infelice. Ospite della trasmissione è il bimestrale La Roccia, edito da Shalom Editrice, progettato nelle fucine di Alleanza Cattolica, diretto dal valido prof. Marco Invernizzi ed ormai giunto al suo quarto numero. Sarò severo più del dovuto, come è mia abitudine. I lettori poi avranno il buon cuore di formarsi un’idea personale, anzitutto preoccupandosi di comperare e leggere qualche copia dello stampato. Iniziamo dalla buona notizia: non c’è ancora il sito web corrispondente. Troverete invece annunci on-line, nonché l’immancabile pagina Facebook dedicata (un po’ dilettantistica e per lo più commerciale). Vorrei commentare l’iniziativa ricorrendo ad una battuta, in cui però si svela la principale criticità del bimestrale: La Roccia poteva ambire ad un grande ruolo, quello di scalzare e sostituire d’un colpo Famiglia Cristiana, Credere, Noi Genitori & Figli, infatti l’impressione è che si abbia a che fare con un surrogato dei su citati, decisamente spostato sul versante conservativo tradizionale; invece La Roccia finora sembrerebbe aver raggiunto un altro obiettivo, frammentare ulteriormente le disponibilità del lettorato cattolico, indebolendo al contempo le redazioni di altri media cattolici (su tutti Il Timone e La Nuova Bussola Quotidiana).

Mi limiterò a tre considerazioni, che sono poi tre opinioni altamente discutibili, ma dalle quali mi piacerebbe che i nostri lettori prendessero qualche spunto di riflessione critica.
La prima: anziché creare un nuovo prodotto, non era meglio sforzarsi di lavorare con maggior sinergia nelle redazioni già esistenti? E’ lampante che la comparsa di un nuovo giornale significhi, come scritto sopra, una lacerazione ideologica, una sottrazione di forze, una frammentazione di lettori. Aggiungo: anziché muovere chili di energie nella propaganda dell’ennesimo precario e probabilmente inutile cartaceo, non conveniva impiegare grammi di sforzi nel rilanciare le pubblicazioni robuste già esistenti? Che se poi si sfogliano i nomi, davvero l’abbonato medio si chiede il senso dell’impresa: altri soldi e altri formati per leggere le consuete firme: Invernizzi, Introvigne, Cantoni, Scaranari, Leoni, Ronza, Mantovano. Sembra la dinastia parallela nata da nozze combinate tra Cristianità e Popotus. Immancabile pure il Kattolico Cammilleri, quello che nei suoi formidabili Antidoti condannava la sterile moltiplicazione di giornaletti incapaci di convertire i cuori all’unica fede.
La seconda: mi preoccupa il papalismo, soprattutto se si tratta di franceschianismo mascherato da papalismo. E qui probabilmente troviamo il motivo principale di La Roccia, creare un foglio cattolico tradizionale, che non cadesse nella situazione di rimpiangere asfitticamente Benedetto XVI, accusando Francesco di ogni male anticristico possibile ed immaginabile. Che le voci cattoliche più pure si fossero alzate negli scorsi mesi a sottolineare l’atipicità del Papato corrente è vero; palpabile però è la variazione di toni con cui esse si sono espresse (il boato di Gnocchi&Palmaro, la tesi giuridiche di Socci, le riserve in punta di piedi di Messori); memorabile è l’epurazione vandeana che il cataro padre Livio, gran promoter di Invernizzi, avrebbe fatto di tutti i possibili critici di Francesco (incluso – roba da far impallidire la Cirinnà – Gianpaolo Barra, reo di aver premiato Socci per un libro che col papato e con Francesco non aveva nulla a che spartire). Sulla falsità di don Fanzaga si veda il punto successivo. Come valutare questo fenomeno? Con due accenni. Anzitutto, la reazione del mondo tradizionale a Francesco è stata a volte di cattivo gusto, ma a volte di ottimo gusto; se la sequela al Papa implica una rinnovata ottusità e l’abdicazione della ragione autonoma, allora il motto “seguire il papa sempre” che accompagna la rivista (unitamente alla quarta di copertina fissa: “Vi chiedo di pregare per me, perché ne ho bisogno! Grazie tante!” – il che poi solitamente avviene per obbligo nella più alta e fruttuosa delle preghiere cattoliche, il Canone della Santa Messa) è un motto sospetto e sospetto. Si aggiunga che, se i cristiani avessero seguito il Papa sempre, oggi altro che crisi finanziaria e crisi della famiglia, con tanti pontefici avari e lussuriosi che la storia ci ha concesso saremmo alla fine della civiltà, senza neppure bisogno di scomodare i califfati. Immagino che La Roccia sgorghi da una doppia ingenuità: temere che le critiche a Francesco, sia pur quelle più fini ed intellettuali, possano produrre un qualche scisma; e poi – ingenuità al cubo – ritenere che La Roccia possa rimandare lo scisma.
La terza: l’ipocrisia dei medjugoristi è insopportabile. Ho già scritto altrove, proprio nella mia querelle contro La Croce Quotidiano, che trovo intollerabile la falsità di quanti si dicono fedelissimi alla Chiesa, salvo ritagliarsi una fettina di autonomia decisionale, per esempio laddove si vagli la liceità del culto di Medjugorie con annessi e connessi. Qui più che mai sento di dover rinnovare la domanda. Questi paladini del Papato, che si mettono a stampare con le case editrici tra le più vicine al mondo delle apparizioni di Medjugorie, che faranno/farebbero nell’ipotesi che il Papa-da-seguire-sempre impedisse ai cattolici di riferirsi a quelle visioni? Direi di più, è abbastanza chiaro che una proibizione esplicita non verrà, almeno per il principio di evitare il più possibile gli scandali, non ritengono dunque tali fedelissimi dei Sacri Palazzi che il loro appoggio ideologico e finanziario (il fatto cioè di pubblicare con la Shalom e ovviamente di far girare soldi nelle sue casse) possa essere una forma di opposizione surrettizia all’indefettibile Francesco?
Mi spiace, ma il prezzo per fare i nudi e puri è esserlo. Questo ho pensato e scritto, nulla togliendo alla stima per tanti grandi firme e per autori che sicuramente operano con l’intento sincero di fare il più possibile il bene per il nostro Paese e per la Chiesa.

Omo-pedo-poli-zoo

Apparso su Campari

Devo ancora decidere se in me desti turbamento o interesse il proliferare di notizie relative al decadimento totale del gusto sessuale.

Pochi giorni fa, non da ultimo grazie al voto del solito cattolico illuminato, gli USA hanno festeggiato l’imposizione del matrimonio gay in barba a tutti i referendum e le rappresentanze di sorta. Fedeli al principio della libertà sovrana, sovraumana addirittura, infine post e trans-umana. Nel furore generale, mezzo e mezzo tra brivido di onnipotenza e imprudenze dettate dall’euforia, sono subito emerse altre notizie di cui è bene dare nota.

Nathan Collier, un uomo emancipato, doppiamente offeso dall’oscurantismo della chiesa mormone prima, dall’anti-egualitarismo della Suprema Corte americana poi, ha chiesto che si proceda in nome della giustizia al riconoscimento del matrimonio poligamico. Viceversa molti sarebbero i motivi di danno ed offesa, non da ultimo la sofferenza di una delle mogli – anche se nella conta non è sempre chiaro quale di esse -. Io approvo la richiesta, peraltro mettendo in guardia i pasticceri, che se per aver negato la torta a due lesbiche dovranno sborsare 121.000 euro, figurarsi quanto avranno da risarcire in caso di contenzioso con nuclei familiari di N (N > 2) elementi psicologicamente feriti.

Fin qui si ride e si ride in molti. La seconda è più scottante: i pedofili sono già pronti a portare avanti la causa pro domo sua ricalcando le strategie omosessuali. I moralisti laici che rimproverano ad oggi la Chiesa per aver prodotto e inferto Berlusconi all’Italia, avranno le beneamate palle per rimproverare a chi di dovere (e non è Berlusconi) le nuove deprimenti rivendicazioni? De hoc satis

Using the same tactics used by “gay” rights activists, pedophiles have begun to seek similar status arguing their desire for children is a sexual orientation no different than heterosexual or homosexuals. SIC

Infine si resta interdetti per scoop cui il lettore medio italiano francamente non è avvezzo; rimane in bilico persino il giornalista chiamato a scrivere la notizia e non sa che tipo di registro usare: ironia? indignazione? ribrezzo? incredulità? curiosità? retorica? Boh. In altri tempi se ne sarebbe piuttosto taciuto, ma non erano i tempi di “Liberiamoci” e del pride. Sia come sia, a Brescia corrono mesi brutti per le bestie, già vittime di sperimentalismi duramente contestati dagli animalisti ai danni della Marshall di Montichiari ed ora nuovamente a rischio, essendo finiti nel mirino di numerosi e spregiudicati zooerasti.

“Dalla cieca violenza e dagli abusi sessuali neanche i cani sono immuni. L’ultimo episodio di zooerastia, lo stupro degli animali, si è registrato pochi giorni fa a San Polo. Una vicenda, raccontata dal Bresciaoggi, che oltre a fare ribrezzo inquieta, perché non si tratta di un episodio isolato”. SIC

Non è stato ancora rivelato – dettaglio peraltro inutile e indifferente rispetto al trauma causato all’animale – se l’husky biologicamente femmina fosse pure di genere femminile, si presume comunque fosse di orientamento huskofilo e non antropofilo. Al fatto Bresciaoggi dedica un paginone intero, che permette di informare la cittadinanza dell’estensione crescente, a costi relativamente bassi, delle pratiche zoofile. Io, anche in ciò cattolicamente ottuso, inneggio alla castità e, pur sapendo di offendere gli esponenti del neo-marxismo – dichiaro che tra uomo e animale la morale cristiana ammetta solo una relazione in cui i due si sforzino di vivere come padrone e bestia.

Concludo in modo serio o quasi. Stupido era l’affondo polemista che voleva una connessione colpevolizzante tra omosessualità e pedofilia (eventualmente si riscontra il legame, ma muovendo dai pedofili e non viceversa). Corretta ed evidente mi sembra invece l’osservazione che, laddove si legittimi la sodomia, ogni altra nefandezza è possibile. Infatti, pur non essendo da imputare all’omosessualità – o meglio all’omosessualismo, cioè alla rivendicazione della pratica omosessuale come fatto normale e di diritto –  la volontà espressa di produrre le altre aberrazioni, è lampante che, dovendo l’omosessualismo imporsi a detrimento totale di ogni Legge di Natura, esso si deve ritenere complice dell’aver rotto gli argini.

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Mon cher Brassens, nous devons cahnger la fin

Che mondo di merda senza Nutella!

Nel sito dedicato alla crema spalmabile c’è tutto il racconto sull’origine dei suoi ingredienti. Quasi una favola. SIC

Già, le favole van bene per insegnare ai bambini come far nascere una vita umana da due omosessuali, ma non van bene per spiegare agli adulti come si fa un dolce industriale. Come se non sapessimo già che i prodotti industriali ovviamente sono schifezze. Mi sfugge solo il motivo per cui ce l’abbiano con la Ferrero. Perché sono cattolici di famiglia? Perché fanno un’attività attenta al lavoratore? Hanno rifiutato mazzette e proposte da Bruxelles e dintorni?

L’argomento usato, in contrasto alla favola, è un argomento cretino, come si vede dalla foto.

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Che è come dire che sul blog di Malvino avremmo in copertina la vera immagine di un essere umano.

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Argomenti bassi per fini abietti. Non seguo Huffington, ma mi chiedo che senso abbiano queste testate così vilmente e palesemente sottomesse al banchiere di turno.

Da tutto ciò emerge solo una consolazione, siamo cioè in grado di rispondere all’eschileo enigma “che mondo sarebbe senza Nutella?”

E’ il mondo cui l’Huffington vende la propria dignità, il mondo senza identità sessuale, senza alternativa culturale, senza legami, senza pace, senza verità, senza promessa. E’ un mondo di merda.

Omofobo o ecumenista?

E’ un casino, vi giuro che è un casino.

In quanto omofobo, dovrei cogliere la palla al balzo per gridare all’eterofobia degli LGBT e portar acqua al mulino delle mie campagne bigotte; in quanto anti-ecumenico dovrei plaudire il massacro di eretici a priori. Sono impallato.

Costretto a cedere il testimone a quelli della Croce e dintorni: essendo conciliaristi e cripto-rivoluzionari, potranno impugnare il primo corno, fregandosene della imprescindibile questione anti-mennonita.

I Mennoniti sono una setta dei cosiddetti Cristiani “anabattisti” che vogliono vivere il Vangelo in modo radicale, pur rifiutando la Chiesa e tutti i Sacramenti, compreso il Battesimo. Sono certamente una minoranza, potrebbero a volte risultare stravaganti, ma hanno diritto di cittadinanza in questo mondo anche loro. Soprattutto per chi predica la tolleranza e l’inclusività.

Il Mennonita sosteneva che Dio ama tutti, anche gli omosessuali, ma la condizione di omosessuale è non naturale ed è peccaminosa la pratica omosessuale. Insomma, il solito ragionamento che – a parte le Scritture e il credo religioso – si basa infine sulla legge naturale: Dio ha fatto l’uomo e la donna e il matrimonio nell’interesse dei bambini e per preservare la società.

Durante la predica, tra gli astanti – che sostenevano le istanze LGBT – è sbucata una ragazza giovane, sui 25 anni, bionda, che ha aggredito il missionario e l’ha accoltellato alla schiena, dileguandosi tra la folla. SIC

Ah, comunque il predicatore non è nemmeno morto.

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