New Orleans, Aquila, Haiti: castigo di Dio? (3)

Posted on 30 gennaio 2010


Abbiamo parlato di un caso esemplare, la punizione del Katrina su New Orleans (prima e seconda puntata). Abbiamo detto che a ragione essa si qualifica come apocalittica e divina, in quanto entra nell’alveo di un’attesa messianica diffusa nella nostra era. Ora proviamo a rileggere il tutto da un’altra ottica

Ci poniamo due obiettivi:
1. capire perchè non si parla di Castigo Divino
2. capire i rischi che si corrono a non parlarne ed eventuali alternative

A. Perchè dire castigo oggi suona male; per noi il castigo è solo un torto, per noi non esiste correzione che non sia dolce, per noi non esiste – a priori – l’idea di farci correggere, tanto meno se in modo violento. Sugli esiti di questo superomismo lascio dire ai tanti psicologi “revisionisti”, che oggigiorno tornano a insegnare l’importanza della correzione e della punizione simbolico-correttiva.

Finchè anche noi non recupereremo questa visione aperta, non si potrà parlare di castigo divino senza suscitare – a prescindere dai contesti – perplessità e rigetti.

B. Più forte il problema “Dio”, da qualche secolo infatti l’uomo considera la realtà non più a partire da Dio, ma a partire da sè (da teocentrismo ad antropocentrismo). Nell’ultimo secolo anche la Chiesa ha adottato tale prospettiva con giusto equilibrio (da non confondersi  quindi con la negazione di Dio o con la cacciata di Dio: cose avvenute ma che non riguardano la Chiesa).

Insomma per noi è impossibile dire castigo di Dio, perchè significherebbe che al centro della storia c’è Dio, mentre noi ormai sentiamo che al centro c’è l’uomo. Ergo: qualsiasi intervento di Dio ci dà fastidio, sia esso un miracolo e peggio ancora una catastrofe

Ma quale via di scampo, per cogliere il senso positivo, di quella espressione, al di là della sua formula per noi lontana?

(Continua…)