Ira di Dio, oltre Haiti c’è Civitavecchia (1)

Posted on 15 febbraio 2010


Su Zenit.org del 19 .01.10 trovo un intervento di Carl Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo.

Si parte dalla non imprevedibile notizia bomba di un predicatore protestante, secondo il quale

Haiti è stata “maledetta” da quando i suoi fondatori hanno siglato un patto con il demonio” per raggiungere l’indipendenza della Nazione dalla Francia“.

Da qui attacca il fervorino di Anderson circa il nuovo spirito dei cattolici che non cercano apocalissi e non gettano anatemi sugli innocenti sofferenti, nè hanno “bisogno di altro che il crocifisso sull’altare della loro chiesa“.

Una risposta piena poi verrebbe dall’esempio dei santi, e qui si evoca san Damiano di Molokai, per la canonizzazione del quale il papa avrebbe ricordato che

“Gesù invita i suoi discepoli al dono totale della loro vita, senza calcolo e tornaconto umano, con una fiducia senza riserve in Dio. I santi accolgono quest’invito esigente, e si mettono con umile docilità alla sequela di Cristo crocifisso e risorto”. Secondo Anderson, qui, proprio qui in queste parole starebbe ” la chiave per capire gli eventi di Molokai e Haiti. E sarà questa la misura della nostra risposta come cristiani”.

L’articolo è ben tessuto, non manca di girare la vite della compassione per i poveri innocenti sofferenti; l’ha vinta facile sul fondamentalismo evangelical; infine cita il papa, quindi inchino e tutto tace.

Ora io sono sicuro che San Damiano di Molokai sia un uomo incredibile, e sono lieto di conoscerne le virtù e di recepirne l’esempio. Del resto che la condotta cristiana davanti al tormento Haiti debba essere di aiuto totale per l’altro è cosa indiscutibile e vera. Ma non risponde per nulla alla domanda sul senso spirituale del caso Haiti in sè.

Che il cristiano, sull’esempio dei santi, sia chiamato ad amare come Cristo è vero, anche ad Haiti, ma che c’entra col senso specifico di Haiti? Capisco Anderson, che deve grattarsi le follie dei pastori tuonanti (anche Gesù metteva a tacere i Boanerghes).

Lo capisco perchè questi protestanti sono gli stessi che fomentano la guerra religiosa contemporanea, come avverte Maurizio Blondet:

“Questa l’ha scoperta la ABC News. Sui mirini ottici dei fucili mitragliatori dei Marines, insieme al numero di matricola, appaiono criptici richiami al Vangelo. JN8:12 rimanda al Vangelo di Giovanni, libro 8, versetto 12. Che recita: «Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Nel Vangelo a parlare è Cristo. Qui è il mirino stesso che vanta le sue doti, e la frase suona uno slogan ben indovinato per un «advanced combat optical gunsight» (ACOG, mirino ottico avanzato per combattimento)” (vedi anche QUI)

Chiedere a loro elucidazioni su catastrofi naturali, è come chiedere a Freud il perchè di un qualsiasi atteggiamento, risposta unica di Frued: è solo sesso, meglio se da/di bimbi; risposta unica dei protestanti tonanti: è solo Dio, meglio se col mitra.
Ma le risposte potrebbero essere altreanche circa il coinvolgimento di santi.

Ai boanerghes basta ricordare che Cristo non è vendetta, bensì giustizia con misericordia, è difficile sostenere che per una posa politica Haiti abbia dovuto subire senza alternativa la catastrofe.

La cosa ci starebbe ancora ancora, se avessimo visto schiere di profeti in questi anni
annuncianti il castigo di Haiti e rimasti inascoltati, ma non ci sono stati. Questo fa sì che il terremoto sembri solo un capriccio di Dio, ed esclude ogni ipotesi circa una giusta compensazione di un grave e irrecuperabile male.

Ma se non c’è giusto intervento, allora non c’entra Dio, non quello dei Cristiani

A questo punto abbiamo liquidato i boanerghes – che come sempre vivono di fondamentalismo fideista e non esitano a sacrificare il buon senso e la ragionevolezza della vita, della storia e di Dio: nulla di nuovo.

Vediamo però cosa ci dicono DAVVERO i santi attorno al nostro tema: e qui la schiera di veggenti e santi che ammettono la liceità e la giustezza di un castigo divino è lunga (dalla Labourè, a don Bosco, a Suor Lucia, alla Kowalska, a Padre Pio, ecc).

Essi però ci danno lo schema: in esso i preavvisi e le possibilità di riscatto tramite una conversione benefica per sé e per tutti sono abbondanti, non si può veder mai in Dio un vendicativo capriccioso e imprevedibile. Di fatto quindi proprio i grandi santi ci confermano l’opportunità di una lettura apocalittica.

Il problema sta altrove…

(Continua)