Messori, il Faà di Bruno e l’Unità d’Italia: DE AMICIS

Posted on 15 aprile 2010


Messori, Un Italiano Serio, ed. Paoline, p. 43

Non si dimentichi che, in quella stessa città, Edmondo De Amicis, borghesemente massonico e insieme socialisteggiante per motivazioni sentimentali e romantiche, scriveva il suo Cuore soprattutto per rilanciare l’immagine della scuola di stato e dei suoi maestri elementari – « apostoli della luce del progresso che scaccia l’oscurantismo clericale » – visti i successi incredibili e l’unanime ammirazione che circondava il sistema scolastico messo in piedi, per i maschi, dai salesiani e, per le femmine, proprio dal Faà di Bruno.

«Era difficilissimo rivolgersi a dei ragazzi torinesi senza fare un cenno a qualcuno di quei preti che ben conoscevano e che così spesso frequentavano: De Amicis ci è riuscito! ». Così l’arcivescovo di Genova, l’alessandrino cardinal Giovanni Canestri nella commemorazione per il centenario della morte del Nostro. Ma il fatto è che De Amicis scriveva proprio per contrapporre a quei ” preti ” e, in generale, alla pedagogia cattolica, la nuova prospettiva laicista dove gli eroi della Patria sostituiscono, come modelli, i santi; e dove le festività civili ritmano un calendario diverso da quello cristiano (non era ancor più difficile non fare neppure un cenno al Natale, alla Pasqua? Ebbene, De Amicis c’è riuscito).

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