Arte classica o moderna e crisi contemporanea

Posted on 27 maggio 2010


Le notizie circa le retrospettive di Cattelan, quotate tanto quanto la loro bruttezza, mi spronano a postare un articolo di cantiere, sempre attuale. Su Cattelan, l’onolatra, quindi l’arcinoto che si propone innovativo, torneremo a suo tempo, se servirà….

Il prof. Giovannelli ricostruisce così la fortuna dell’arte contemporanea

Quando, dopo la guerra, gli americani si prepararono a colonizzare il mondo ebbero il problema di adottare simboli ed immagini simboliche che rappresentassero il loro potere. Ci furono alcune immagini pubblicitarie, come quelle della Coca Cola, che all’inizio assolsero il compito. Si trattava di contrastare la civiltà sovietica che invece si stava avviando verso forme classicheggianti… In Occidente il capitalismo era uscito dalla crisi del ‘29 solo grazie ad una forte presenza dello Stato con la militarizzazione dell’industria e dell’economia. Era assolutamente necessario che l’arte, in tutte le sue forme, non fosse portatrice di reali istanze sociali. Doveva essere un’arte muta e assolutamente incapace di esercitare una presa emotiva diretta sul popolo. Quindi venne favorita in ogni modo l’arte astratta, immagini e suoni senza senso che impropriamente venivano chiamati arte. Ma il capolavoro politico fu che questa arte venne fatta sostenere dalle sinistre dell’Occidente, quelle sinistre che non vollero mai prendere in considerazione l’arte per il popolo, creata dalle avanguardie dell’est nel mondo del socialismo reale. A sponsorizzare le schifezze astratte provvide la confraternita dei galleristi e dei critici. Per il capitalismo questo successo ha avuto un costo tutto sommato abbastanza lieve: si è trattato di sopportare una classe di artisti (e qualche uomo di scienza) ostentatamente di sinistra, ma con scarso ascendente sul popolo.” (fonte Effedieffe.com: http://www.effedieffe.com/content/view/9350/173/)

E l’esito sulla cultura e sull’arte in generale è quello che segue: “Non è possibile inserire lo «stile moderno» in un contesto antico a causa delle origini di questo stile, fondato su principi che sono opposti a quelli che hanno ispirato tutti gli stili antecedenti. Non ci si deve stupire dell’impossibilità di creare questi accostamenti. Gli stili del passato volevano dare la sensazione della bellezza per dare felicità a chi guarda e a chi ci vive dentro. Gli americani hanno persino dimenticato il diritto di ogni uomo a cercare di raggiungere la propria felicità. Hanno scelto questo stile come strumento di esibizione del loro potere e di quella che credono essere la loro civiltà. La proposta di accostamento è così sfrontata ed assurda che riesce persino difficile trovare le parole adatte per replicare.” (Ibidem)

Mi viene da collegare questa riflessione al provocatorio testo di Michael E. Jones (Il ritorno di dioniso, Effedieffe, 2009) in cui si ricostruisce l’evoluzione musicale e culturale da Nietzsche a oggi, mostrando come dal cromatismo wagneriano passando per la dodecafonia di Schoenberg per il jazz dissoluto delle negritudini fino al rock con tutti i suoi “sponsor” satanicheggianti la musica contemporanea si sia opposta alla musica di tutto l’occidente e all’armonia della vita quotidiana del nostro mondo.

 Mi ripropongo di parlarvi di Jones a suo tempo Chiudo lapidariamente: ma non è che questa epoca sia davvero un’epoca costruita artificiosamente contro tutta la cultura la ricchezza e la sapienza che millenni di storia avevano accumulato? Non è che sia davvero impossibile un compromesso o una conciliazione tra questa epoca e la storia e tradizione passate? Si vedrà…

Posted in: arte, società