Diamanti e tantalio: morire in congo

Posted on 4 luglio 2010


Mentre nel Belpaese si discute sul fastidio di intercettazioni, privacy e compagnia bella, in Congo – il Corsera lo dice in quel di venerdì 2 luglio 2010, ma QUI vedete che è materia antica – morte e guerra fanno rima con tantalio: il materiale raro e pregiato, indispensabile per l’assemblaggio di iphone e simili prodotti di ultima generazione (o giù di lì).

Ma non è il caso di scandalizzarsi, continuiamo pure con i nostri apple-status-symbol, tanto in Congo si continuerebbe a patir mitraglie e mutilazioni. Causa un altro sottaciuto mercato: i diamanti.

Blondet, da par suo (QUI la versione free, ahinoi la trovo disponibile solo su un sito un po’ spinto), si stupiva all’uscita del fascinoso Blood Diamond, chiedendosi come avrebbero fatto i cartelli diamantiferi a tollerare tanta cattiva propaganda.

Ma, scusate, vi pare che un film possa essere denuncia efficace contro il declino di questo mondo pazzesco?

Certo, i film pilotano le masse, ma solo verso il basso, mai verso l’alto.

E questo già solo perché il film nasce come prodotto della società degradante, e non come frutto delle civiltà emergenti. E poi nel film si accenna appena alla questione dei cartelli (men che meno alla storia dei cartelli giudei: ecche, saremmo antisemiti?!). E poi un diamante a nostra moglie non lo dobbiamo negare. E un i-phone per noi. Come dire: due piccioni con una fava

Posted in: società