Love parade e il caso Giulia (2 di 2)

Posted on 27 luglio 2010


A menar polenta su mais ci si mette il caso strappalacrime: la povera Giulia.

Ma qui urge correre ai ripari.
Nulla togliendo al giusto dolore e alle rette esequie che spetteranno alla fanciulla improvvida, c’è di mezzo una patata troppo bollente per tacere quel che va non taciuto.

Come facciamo a tenere insieme ciò che sa di contraddizione?
– da un lato la brava ragazza
– dall’altro il raduno di dementi, denudati, decostruiti, de-evoluti
– infine le testimonianze del giorno dopo (pilotate?) di bravi ragazzi i quali, sinceramente, non capiscono come da una parata amorevole di un milione e mezzo di fattoni depressi da decibel insostenibili possano saltare fuori certe ‘munnezze.

Non è da poco il caso.
E io sono dell’idea che nessuno abbia mentito.
Realmente Giulia era una ragazza brillante, realmente i Raver del giorno dopo sono persone capaci di ragionamento, realmente la Love Parade è un consesso di pazzi totali (o gente che si autoinduce in tali stati).

Allora che è successo?

Succede quello che Florensky prognosticava all’alba del novecento, quando diceva che è possibile essere buoni pur senza essere persone spiritualmente significative (curiosità: tace della possibilità contraria).

Il che a suo modo lo capisce mio padre quando mi dice: “quelli lì vanno a messa tutti i giorni e sono peggio di chi non ci va”. Non dice che chi va a messa è cattivo, ma che può essere peggio di chi non ci va.

Significa che davvero una giovanotta che a 21 anni non trova di meglio che aderire a un rave in Germania può anche essere una brava ragazza, “uinca e speciale” dice la sorella. Certo, può essere buona e brava, ma a pezzi.

E questo rimane il dramma del nostro secolo. Il punto di stacco dai secoli precedenti. La chiave di lettura contro i pessimismi e gli ottimismi di grido. E’ vero che oggi non va tutto male, perchè ci sono molte cose buone. Ma è tremendamente più vero che oggi è tramontato il legante spirituale; ciò che dava compatezza e resistenza e futuro a ogni scelta positiva; ciò che trasformava un colpo di fortuna in una vita piena, un atto eroico isolato in un capolavoro di esistenza per lo più ordinaria e nascosta.

Nulla contro Giulia, dunque. Non ha colpe. Come non ne hanno i milioni di suoi coetanei occidentali. Non può avere colpe chi è nè più nè meno un puntino in una massa che lo investe e lo predetermina. Nè può avere però grossi meriti.
Giulia ha fatto quello che mediamente potevamo chiedere a una ragazza della sua età: ha fatto la brava, è stata “unica e speciale” come tutti (del resto le foto di Facebook lo mostravano: sorriso scintillante e occhialoni griffati. Le stesse foto di tutte le giovani italiane “uniche e speciali” su Facebook).
Poi ha fatto qualche cazzata – come tutti – ma lei l’ha dovuta pure pagare.

Signori miei, questa non è una tragedia. Questa è la norma del nostro secolo nichilista (il secondo di due profetati da Nietzsche). Un secolo tragico.

Quando manca lo spirito, resta solo questo: frammenti di esistenze scomposte (di cui l’arte contemporanea rende bene l’immagini), pezzetti di bene e di felicità destinati a polverizzarsi nel liquame di vite disgregate.

Mi aspettavo e mi aspetto un giro di vite dopo il dramma di duisburg. Ma so già che non arriverà.
So che non ci sarà un’accusa generale ai giovani cretini che si de-vitalizzano nei Rave party, e osano chiamare amore il culmen dell’egoismo (un egoismo che demolisce i corpi a suon di alcol, droghe e frequenze acustiche insostenibili). Piangeremo la morte dei nostri 19 bravi ragazzi e accuseremo – forse – solo qualche assessore sprovveduto, lui pure padre di bravi ragazzi.

Ragazzi. Il punto è che in un mondo di bravi, nessuno è cattivo. Nessuno è punibile. Tutti siamo unici e speciali. E cioè tutti valiamo più nulla. Nè grandi insulti, nè grandi elogi. Qualche azione ben riuscita qua e là. Un amico disposto a piangerci da morti. Una foto non indecorosa sullo spazio pubblico di Facebook. Poi ancora indifferenza, mercatismo e noia. Tanta noia. Che condurrà a nuovi Rave, o ad altre stronzate.

Giulia era davvero unica e speciale.

Ma soprattutto Giulia è e continua ad essere una figlia di Dio. E con lei i milioni di esseri umani su questo benedetto pianeta
Per questo sarebbe ora di ripristinare i valori dello Spirito, su cui la morale e il bene possono trovare terreno solido e fecondo.
Per questo bisogna pur dire a quel milione di coglioni, che la vita è altro da un Rave. E le mamme avevano ragione a dirci di studiare e di andare a letto presto e a fare il nostro dovere, per non sprecare i doni del Buon Dio.
Sarà una favoletta, ma è più dignitosa del disco incantato del TG: ragazzi speciali e unici, evento dell’Amore, carosello delle banalità, in cui banale è pure la morte di una ragazza.

Posted in: giovani, società