Concilio Vaticano. “Solo” problemi di ermeneutica

Posted on 13 settembre 2010


Zenit ci prova, a tutto gas. A dirci che il Concilio conobbe pressoché solo problemi di interpretazione.

Lo dice con la penna di Piero Gheddo:

La Chiesa, anche in Italia, oggi soffre ancora di questa divisione, che non viene dal Concilio e dai suoi documenti, ma dall’interpretazione errata che non pochi ne hanno dato. Quindi, mentre in passato, fare il prete era abbastanza semplice anche se costoso in termini di rinunzie, sacrifici e mortificazioni, in seguito è diventato più difficile perché la via da percorrere, per molti, non è più così chiara e sicura. (fonte QUI)

Lo dice con la voce di don Morselli che cita mons. Pozzo:

Mons. Pozzo ha voluto affrontare due argomenti caldi: l’unità e l’unicità della Chiesa cattolica e la Chiesa cattolica e le religioni in rapporto alla salvezza; ha cercato di dimostrare che “la questione cruciale o il punto veramente determinante all’origine del travaglio, del disorientamento e della confusione che hanno caratterizzato e ancora caratterizzano in parte i nostri tempi non è il Concilio Vaticano II come tale, non è l’insegnamento oggettivo contenuto nei suoi Documenti, ma è l’interpretazione di tale insegnamento”. Mons. Pozzo ha chiamato tale interpretazione una “ideologia para-conciliare, diffusa soprattutto dai gruppi intellettualistici cattolici neomodernisti e dai centri massmediatici del potere mondano secolaristico”. (fonte QUI)

Nulla da eccepire. Ma non pesa un poco tantino questa svista ermeneutica, proprio nel secolo che all’ermeneutica aveva messo la lancia in resta?

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