Fine del Natale del Dio-uomo. Ritorno all’uomo-animale.

Posted on 12 gennaio 2011


Capita di spostarsi sull’asse Genova-Torino per lavoro; il che ha i suoi pregi e i suoi svantaggi. Di recente ho ripreso a bazzicravi un po’ più volentireri. Ecco il motivo.

A Torino pure è finito il Natale. Qui, a differenza che altrove, ce ne rallegriamo tutti. Perché se già abitualmente la antica capitale si pasce annoiata e grigia, tra monumenti di glorie fittizie e magnifici edifici decaduti, a Natale diventa anche peggiore: piazza le luminarie.

A Torino le luminarie natalizie si chiamano, se ben ricordo, ‘luci d’artista’ o giù di lì. E hanno pressoché tutte un tema comune: il non c’entrare nulla col Natale né col cristianesimo. E si vede.

Piccioni robotici, costellazioni  molecolari, sagome del cesso, insegne-slogan dello pseudo-amore consumistico. Tutti rigorosamente freddi, spersonalizzanti, stroboscopici.

insegne del cesso

piccioni robotici

costellazioni-molecola

In tutto il mondo ci si immagina il Natale come luogo del calore e degli affetti. A Torino diventa il mese dell’angoscia e dello straniamento.

Succede come nei borghi oscuri d’antan: dopo una certa ora la gente smette di uscire di casa, ha paura, serra le finestre e alza il volume della radio. Nessuno vuole sentire cosa accada lì fuori, ma soprattutto nessuno vuole vedere, nessuno vuole ricordare come è brutta questa città, come è disumana. Perché in fondo tutti sanno che quegli elaborati di falsa arte non sono solo oggetti fini a se stessi, ma sono lo specchio di quello che siamo, di quello che vogliamo diventare.

Elucubrazioni, investimento, avanguardia. Ma insieme e inevitabilmente bruttezza, agonia, gelo.

Forse non hanno torto i cristiani a dire che Gesù è il significato profondo dell’umanità. E’ la verità. Che per questo si è fatto uomo: per mostrare che la radice dell’uomo è solo il Cristo e in Cristo.
Forse per questo, quando si cerca di cancellarne le tracce, gli influssi, i retaggi, si finisce presto o tardi col cancellare i tesori dell’uomo stesso, la sua dignità, la sua preziosità.

Posted in: arte, crisi, società