Irrefrenabile Lefebvre (eppur si muove)

Posted on 5 marzo 2011


Si irritano, ricordano a Fellay che fa parte di una minoranza, sono stufi di sentirne parlare, non ha più nulla da dire. Sarà, ma i primi a non esserne convinti – mi pare – sono proprio loro, che non disdegnano l’articolino a tema: Allen più stizzito (QUI) e Rodari più scivoloso (QUI).

A confermare che è in corso un qualche processo di destanilizzazione post-conciliare (per la caduta del muro dovremo aspettare un bel po’, temo) anche il ‘fioccare’ – fiocchi un po’ sparuti ma sorprendenti come la neve ad inizio mese –  di biografie e di recensioni.

Per le biografie si è scomodata la penna di Cristina Siccardi QUI, già biografa di Paolo VI, insignita di obiettive onorificenze, un boccone amaro per chi era ed è convinto che il fenomeno tradizionalista sia una mascherata di ottusi prossimi a finire.
L’articolo porta invece la firma degli irrefrenabili – e inseparabili –  Gnocchi&Palmaro (lefebvriani irrefrenabili, è persino difficile da pronunciare oltre che da digerire: QUI) nientepopodimeno che sulle pubbliche pagine del Foglio (ma dai Ale&Mario, che spudorati, va che Barra vi caccia dalla barchetta poi!).

Che dire. Tolto il fatto che l’eminenza di Lefebvre è pur sempre una personalità bella da incontrare, a fronte di tanto scipitume che l’era contemporanea ci proprina.
Evidenzierei due dettagli.

Il primo è che l’argomento della “minoranza” non tiene. Sia perché i lefebvriani si pensano come una sorta di resistenza – tutta spirituale – al degrado, per cui il loro essere minoranza ne conferma le ragioni (le resistenze sono sempre minoritarie).
Ma soprattutto perché le ragioni gli sono riconosciute dalla coscienza – per chi non l’abbia ancora sedata completamente – dei cattolici postconciliari.

Il caos del Vaticano II è oggettivo, ed è tutt’altro che superato. Nei fatti. I frizzi e lazzi di Benedetto XVI che ormai deve fare lo slalom tra NeoCat, sincretismi di Assisi, inchini agli ebrei, beatificazioni lampo ecc, segnano ulteriormente il livello di incertezza in cui stiamo navigando. E questo nel perdurare di un’ideologia un po’ sinistra (nel senso che preferite), che d’istinto rincorre il progresso e dispregia la traditio: poi però piange la crisi irrefrenabile e si culla in teorie del nichilismo religioso o simili panzane post-nicciane.

No davvero, quella dei lefebvriani non è una minoranza che si comporta in modo invadente. E non ha finito di diffondere le sue ragioni. E’ una minoranza che ha idee cattoliche – un po’ rigide, ma almeno ha cattoliche. Noiantri gliele invidiamo.
Forse intuiamo che la loro strada, per quanto poco aggiornata e un pelo retro, è quella più corretta, quella a cui rifarsi per raddrizzare la nostra.

In questo senso precisamente va applaudita l’iniziativa di fondare la fraternità Pio X (QUI) e di ordinare dei vescovi.
Brucia a pensarsi, ma la differenza più radicale tra Lefebvre e i non meno rigorosi Siri, Antonelli e company, sta nel fatto che questi sono ormai tramontati, e con essi si è cancellata la loro fama e il loro operato, quello invece ha assicurato una continuità alla sua missione di testimonianza a favore della Tradizione. Monsignore, insomma, è stato un profeta: soprattutto perché ha capito che la lezione della Tradizione doveva continuare e sarebbe rimasta necessaria ben oltre l’immediato post-Concilio.

Lascio al Padreterno di sistemare e soppesare la questione della disobbedienza da Roma (sapete il motto: tra moglie e marito…).

Per il resto, staremo a vedere…