Libera Chiesa in libero stato: cattività anticostituzionale

Posted on 20 marzo 2011


La proposta di legge Cavour-Rattazzi per la soppressione degli ordini contemplativi e mendicanti è esaminata da una Commissione parlamentare le cui conclusioni sono esposte alla Camera dal relatore Carlo Cadorna. Il momento è delicatissimo perché il parlamento subalpino sta per scatenare quella durissima persecuzione contro la Chiesa cattolica che gli consentirà di trasformare il Regno di Sardegna in Regno d’Italia.

Il 20 febbraio 1855, dunque, il lunghissimo intervento del relatore Cadorna è seguito con grandissimo interesse e la sua conclusione è accolta da un coro scrosciante di applausi liberatori. Cadorna ha infatti dimostrato come sia legittimo, corretto ed auspicabile che, nel nome della costituzione, si vìoli il primo articolo della medesima (quello che definisce “unica religione di Stato” la religione cattolica). Come fa il relatore a mettere d’accordo il diavolo e l’acqua santa? Stabilendo i seguenti principi.

Primo: lo stato è nel suo pieno diritto quando sopprime una comunità religiosa perché questa è una sua creatura: la comunità religiosa -così ritiene la maggioranza liberale- è creata dallo stato che la dota di personalità giuridica. Lo stato crea, lo stato può distruggere quanto ha creato.

Secondo: introducendo il principio del separatismo. É volontà di Dio – questa l’argomentazione di Cadorna – che al potere spirituale spetti la giurisdizione sulla parte più nobile dell’uomo: sull’anima. Alla Chiesa compete autorità sui “pensieri, le aspirazioni, le credenze”. Al potere temporale, viceversa, appartiene la giurisdizione sulla parte dell’uomo

(A. Pellicciari, Risorgimento ed Europa, Fede&Cultura, 43)

 

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