Unità d’Italia, briganti e lager

Posted on 28 marzo 2011


La Civiltà Cattolica così descrive il trattamento riservato all’esercito cattolico: “tutta l’Europa sa quali contumelie e strapazzi abbiano dovuto patire quelle parecchie centinaia di giovani nobilissimi che volonterosi erano accorsi a militare sotto le insegne della Chiesa, per difendere con Panni i diritti sacrosanti del Sommo Pontefice. Vanno su pei giornali le lettere scritte da molti dei Franco-Belgi e del Corpo delle Guide, e rimarranno in testimonianza delle ignobili vendette cui si abbandonarono i Cialdiniani. Prezzolata plebaglia, con fischi ed urla e minacce da assassino fu appostata in vani luoghi del Piceno e delle Romane, per rappresentarvi la parte di un popolo che, rotte le catene della tirannide, si leva furibondo contro gli oppressori”.

La sorte riservata ai mercenari dell’Italia centrale è però decisamente migliore di quella subita dalle decine di migliaia di soldati borbonici -i cosiddetti briganti- inviati nelle zone più sperdute del Piemonte e della Lombardia per essere rieducati al credo italiano e liberale. Ecco come la rivista dei gesuiti racconta la sorte dei soldati borbonici in una corrispondenza da Genova del 14 settembre 1861: “In Italia, o meglio negli Stati sardi, esiste proprio la tratta dei Napoletani. Si arrestano da Cialdini soldati napoletani in gran quantità, si stipano ne’ bastimenti peggio che non si farebbe degli animali, e poi si mandano a Genova. Trovandomi testè in quella città ho dovuto assistere ad uno di què spettacoli che lacerano l’anima. Ho visto giungere bastimenti carichi di quegli infelici, laceri, affamati, piangenti; e sbarcati vennero distesi sulla pubblica strada come cosa da mercato. Spettacolo doloroso che si rinnova ogni giorno in Via Assarotti, dove è un deposito di questi avventurati”.

(A. Pellicciari, Risorgimento ed Europa, Fede&Cultura, 90)

Posted in: unità d'Italia