Garibaldi – eroe degli immondi

Posted on 1 aprile 2011


– 12 giugno a Cavour: “Il governo (o per dir meglio, Crispi e Raffaele) sapendosi avversato dalla enorme maggioranza dei cittadini, cerca farsi partigiani negli uomini perduti”.

– 18 giugno a Cavour: “fanno leggi sopra leggi […] mettono le mani nei depositi dei particolari esistenti in tesoreria […] non trovando partigiani nel partito liberale, cercano farsi amici negli uomini più odiati e spregiati […] La legge della leva così imprudentemente pubblicata e stoltamente redatta, già produce i suoi frutti: un grido d’indegnazione s’è levato da per tutto […] In molti Comuni sono avvenute delle vere sollevazioni”.

– 28 giugno a Cavour: “Io non debbo a lei celare che all’interno dell’isola gli ammazzamenti sieguono in proporzioni spaventose; che nella stessa Palermo in due giorni quattro persone sono state fatte a brani; e che tutto è stato disordinato e messo sossopra con una insensatezza da oltrepassare ogni limite del credibile”.

– 29 giugno a Cavour: “L’altro giorno si discuteva sul serio di ardere la biblioteca pubblica, perché cosa dei gesuiti: ieri il comandante della piazza, Cenni, ordinava di fare sgombrare le scuole. Si assoldano in Palermo più di 2.000 bambini dagli 8 ai 15 anni, e si dà loro tre tarì il giorno! Si mette la Creanza della Sicilia in mano di quel ladrissimo e ignorantissimo B…! In una sola partita di cavalli requisita nella provincia di Palermo ne spariscono 200! Si dà commissione di organizzare un battaglione a chiunque ne fa domanda; così che esistono gran’ numero di battaglioni, che hanno banda musicale ed officiali al completo, e quaranta o cinquanta soldati! Si dà il medesimo impiego a 3 o a 4 persone! Si manda al tesoro pubblico a prendere migliaia di ducati, senza né anco indicarne la destinazione! Si lascia tutta la Sicilia senza tribunali né civili, né penali, né commerciali, essendo stata congedata in massa tutta la magistratura! Si creano commissioni militari per giudicare di tutto e di tutti, come al tempo degli Unni”.

– 2 luglio a Davide Morchio: “Non abbiamo nulla che possa somigliarsi ad un governo civile: non vi sono tribunali […] non ci è finanza, avendo tutto assorbito l’intendente militare; non v’è

sicurezza, non volendo il dittatore né polizia, né carabinieri, né guardia nazionale, non v’è amministrazione, essendo state sciolte tutte le intendenze”.

– 17 luglio ad Ausonio Franchi: “Garibaldi dichiara pubblicamente, che non vuole tribunali civili, perché i giudici e gli avvocati sono imbroglioni; che non vuole assemblea perché i deputati sono gente di penna e non di spada; che non vuole ninna forza di sicurezza pubblica, perché i cittadini debbono tutti arenarsi e difendersi da loro”.

– 19 luglio a Giuseppe Clementi: “i bricconi più svergognati, gli usciti di galera per furti e per ammazzamenti, [sono] compensati con impieghi e con gradi militari. La sventurata Sicilia è caduta in mano di una banda di Vandali”.

Il famigerato Pol Pot, lo spietato dittatore cambogiano, non è stato il primo ad avere l’idea di servirsi di ragazzini per realizzare la giustizia proletaria.

(A. Pellicciari, Risorgimento ed Europa, Fede&Cultura, 80-81)