Teologia della secolarizzazione. Il flop

Posted on 8 aprile 2011


Nel nostro percorso di critica alla Teologia della Secolarizzazione, sulla scorta di un brano antologico del marmoreo Augusto Del Noce, non possiamo se non partire dalla consapevolezza del momento critico e nichilista che la nostra società affronta. Davanti a tale impulso dissolutorio sono possibili diversi atteggiamenti, di analisi e di ricostruzione, per esempio, oppure di resa (cf. resistenza e resa del Bonhoeffer) e spoliazione. Ma a che prezzo?

Le religione viveva quando esercitava una funzione umana, e allora era inaccessibile a tutte le critiche di carattere logico; oggi… di essa rimane soltanto il mito;… e si moltiplicano i tentativi dei teologi per demitizzarla, tentativi che non persuadono i credenti e lasciano affatto indifferenti gli increduli (p 270)

Noi riteniamo piuttosto difficile, eppur vincente, percorrere l’arduo cammino della critica storica, finanche metafisica, e provare a ricostruire dal fondamento. Da esso si potranno combattere le attuali debilità.

Al fondo degli aspetti che presenta oggi il mondo occidentale c’è una causalità ideale e propriamente filosofica di cui l’irreligione naturale contemporanea non è che una conseguenza (p 271)

Primo passo utile, quello della consapevolezza. Anche se dilaniante.

Il solo atteggiamento che si potrebbe chiedere oggi all’uomo di pensiero sarebbe la consapevolezza della catastroficità (p 272)

Viceversa si diviene complici di errori non solo enormi e nocivi, ma addirittura già denunciati e criticati dai loro primi sostenitori.

Su questo terreno della contraddizione non c’è alcun dubbio che i cattolici di sinistra meritino il gran premio. Perché per un verso vorrebbero dare un carattere religioso alla rivoluzione, ma tale carattere religioso è nel comunismo legato all’integrale ateismo; per l’altro, vogliono separare il comunismo dall’ateismo, ma come (se non attraverso) quella che è la premessa teorica del revisionismo comunista e del suo inserimento nella società del benessere? (pp 307-308)

Tra i peggiori difetti di genere c’è l’acritica sottomissione a un concetto solo apparentemente teologico e tradizionale, in realtà poco meno che gnostico e solo fallacemente filosofico. Storicistico addirittura, e sempre di uno storicismo passato e passatista.

Tanti teologi  [sono] persuasi … che il marxismo è insuperabile perché è la filosofia del nostro tempo…
Il pensiero è semplice: se la storia è sacra, guidata dalla Provvidenza, se il marxismo è la filosofia del nostro tempo, l’accordo della Rivelazione con esso va perseguito come in tempi lontani quello con le filosofie di Platone e di Aristotele
(p 311)

Di aggiornato con l’era delle comunicazioni c’è solo quell’ultrademocraticismo fatto di sproloqui e demagogie che, capace ancora di strappare applausi distratti, non ha convinto né ieri né mai la critica più pertinente.

Spinta dei cattolici alla modernizzazione… la letteratura sull’argomento si [è] fatta altrettanto immensa che inutile per le innumerevoli ripetizioni o i maldestri tentativi di dire in altre parole (p 313)

Ma dove si colloca il dramma più acceso, se non nel fraintendere che

La secolarizzazione è un processo nel cui corso, i mondi al di là essendo tutti scomparsi, non resta più che il mondo storico, sociale, umano, finito (p 318)

Al punto da non riuscire a cogliere come

La secolarizzazione cede inevitabilmente al secolarismo,… sembra che di tutto si possa dubitare tranne del fatto che la storia attesti un processo irreversibile (p 323)

Tanto fa, evidentemente misconosciuta la qualità filosofica della crisi contemporanea (di cui sopra, p 271), non è poi così difficile sposare a cuor leggero indirizzi speculativi immediatamente non congeniali alla nostra tradizione e rivelazione. Infatti, di per sé

L’idea del processo irreversibile della filosofia dei secoli moderni verso la radicale immanenza è coerente soltanto nella prospettiva idealistica (p 325)

A questo stadio risulta inutile chiedere alcuna critica allo spirito di modernità, e alla sua fede nel progresso – inevitabilmente secolarizzante, e precisamente nella forma e nel metodo della rivoluzione pratica. Rivoluzione per molti aspetti paralizzata nell’era del benessere e dell’opulenza, tanto più straniante se messa in bocca e in mano ai portaborse della Chiesa.

La teologia della secolarizzazione… è la forma che l’idea rivoluzionaria deve assumere all’interno del pensiero religioso, anche se l’impressione che lascia nei laici è, indiscutibilmente, quella di un’eutanasia della religione, fatta da scrittori che pur ormai rassegnati all’avvento di un’età postcristiana, non vogliono tuttavia abbandonare la Chiesa, e pensano a una funzione che potrà ancora esercitare, anche nella nuova epoca (p 327)

Questo ben lungi dal convincere in quanto strategia della docilità cristica o cristiana che si voglia, ha tutto l’apparire di un abbandono della missione ecclesiale, a vantaggio delle parti contrapposte. La cosa, parrà strano, è tanto chiara agli acattolici e ai continuatori della tradizione, non ai protagonisti dell’auto-scacco.

Dal punto di vista secolaristico-laico non era ipotizzabile la fine del cristianesimo se non nella precisa forma in cui i teologi della secolarizzazione intendono, quale che sia il loro grado di consapevolezza, realizzarla (p 328)

Ribadiamo. L’alternativa efficace è la ripresa critica e acuta del problema della modernità, alternative e nuovi sviluppi inclusi. Nella forma accennata dal Del Noce o in altre forme compatibili quanto a spirito speculativo e intenzionale. Non certo nella stitica propensione a non propendere, o peggio a consegnarsi moribondi in mano avversa se non avversaria

Tre [sono le] fondamentali direzioni moderne che affermano l’oltrepassamento della religione nella filosofia: rinascimento… illuminismo… filosofia classica tedesca…
[Ma è possibile mostrare] la presenza in essa di due linee incomponibili, quella da Cartesio a Nietzsche, e quella… da Cartesio a Rosmini, rivolta al recupero e all’affinamento del pensiero metafisico e religioso
(p 326)

Citazioni da, Augusto del Noce, Verità e Ragione nella Storia, BUR, 2007 MI

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