Risorgimento, olocausto, Vaticano II: stesso gap

Posted on 13 aprile 2011


A volte capita di trovare articoli apparentemente banali, che invece si rivelano autentiche bombe. L’editoriale di Gramellini sulla Stampa del 25 Marzo scorso è tra questi (QUI).

La tesi è semplice: per capire l’Italia di oggi non basta guardare al Risorgimento, serve un occhio a quanto avvenuto subito dopo. Perché? Semplice.
Perchè il Risorgimento fu fatto da grandi uomini, mentre oggi l’Italia è un conglomerato di macchiette, dunque serve individuare il punto preciso in cui si sono originati i problemi. E, ribadisco, quel punto non coincide col Risorgimento, in quanto esso fu fatto da grandi uomini: giganti addirittura.
Sentiamo Gramellini.

La maggioranza degli storici e dei commentatori ha celebrato i nostri 150 anni dibattendo unicamente intorno alle origini dello Stato: come se alla commemorazione del nonno i nipoti sfogliassero l’album fotografico del suo battesimo, disinteressandosi del seguito. Purtroppo figure gigantesche come Cavour e Garibaldi non hanno molto a che spartire con l’Italia del 2011. Mentre basta spostarsi all’epoca successiva, l’ultimo scorcio del Ottocento, per respirare subito un’aria più familiare. Valori smarriti, partiti ridotti a comitati d’affari, compravendita di parlamentari, corruzione, scandali, cricche, mazzette. L’Italia dei notabili, la battezzò Indro Montanelli.

Cessata la spinta ideale, la politica diventa una palude nella quale sguazzano coccodrilli di modesto spessore, ma dotati di un appetito mostruoso. I due partiti «forti» nati dal Risorgimento, la destra cavouriana e la sinistra garibaldina (e qui il parallelismo con la Dc e il Pci forgiati dalla Resistenza è abbastanza impressionante) lasciano il posto a un vuoto morale e a una casta di capibastone legati al territorio, ciascuno titolare di un proprio pacchetto di clienti e di voti. Sono questi uomini, mossi esclusivamente da interessi di piccolo cabotaggio contrabbandati per «spirito di servizio», a fare e disfare maggioranze e governi, inaugurando la pratica del trasformismo e utilizzando «la macchina del fango» per sbarazzarsi degli avversari.

Alla testi di Gramellini vanno mossi due appunti. Uno storiografico ed uno, diciamo, eziologico.

Storiograficamente – sebbene ci troviamo sulle colonnine della Stampa – è un po’ sbrigativo definire “figure gigantesche” Cavour e Garibaldi. Quello un cospiratore falso e doppiogiochista, questo un ladro-terrorista-schiavista e assoldatore di bambini. Tutte cose documentate (anche nel nostro blog) dalla penna di A. Pellicciari, V. Messori, R. Cammilleri per citarne alcuni. Lascio agli esperti di chiarire chi abbia in tasca la tesi più corretta. Passiamo oltre.

Anche su un piano eziologico – cioè a livello di ricerca delle cause – Gramellini crede (o finge) di spiegare ma invece non spiega affatto. Sarebbe interessante infatti capire per quale motivo a una generazione di “figure gigantesche” sia succeduta tanto repentinamente una generazione (anzi più di una, visto che per Gramellini si tratta di un’onda giunta fino a noi, facendo tappa nei fatti della Resistenza) di “coccodrilli”.
Al sottoscritto verrebbe il sospetto che tanto “gigantesche” non poterono essere le “figure” di quei figuri che non seppero o prevedere o impedire il dilagare dei “coccodrilli”.

Insomma – care genti affezionate al quia – dovremo accontentarci della solita limpidissima e invalicabile spiegazione che i teorici del progresso sanno tanto bene ostentare in simili occasioni: il Caso.
Eh sì, proprio di un caso si tratta. Peccato. Peccato che proprio nei momenti cruciali, quelli in cui si decide del significato di intere generazioni o epoche storiche, la nostra povera umanità sia sempre costretta a questi scherzi fatali: “figure gigantesche”, grandi personaggi, uomini luminosi, teorie potenti… che però naufragano nel nulla di corruzioni e sfaceli – imprevedibili vel inarrestabili – il tutto a motivo di non si sa bene che cosa. Il Caso.

IL CASO – GUARDACASO – SPIEGA TUTTO

Curiosità (e ci congediamo dal Gramellini): questo è esattamente lo stesso schema di interpretazione che troviamo dietro a tutti gli eventi cardine della contemporaneità.

  1. C’è un problema, ne indago le origini.
  2. Ma le origini vengono ritratte miticamente, risultano intoccabili. Perfette.
  3. Sì, purtroppo di lì in avanti è tutto un degenerare di eventi, un crollare di ideali.
  4. E, nella cieca e ostinata volontà di non ridiscutere le origini, dovremo tenercene gli esiti balordi e totalmente privi di spiegazione. Il Caso.

Così per il Risorgimento: un pantano economico e culturale. Ma non doveva ridestare le sorti italiche? Il Caso.
Così il comunismo: un massacro e una miseria. Ma non doveva creare la pace universale? Il Caso
Così l’Olocausto: pogrom senza ragioni. Ma le guerre non erano un castigo divino per i peccati? Il Caso
Così pure il Concilio Vaticano II: la peggior crisi sacerdotale, dottrinale e sociale di sempre. Ma non doveva rilanciare la Chiesa? Il Caso

Tutti i passaggi chiave per comprendere il nostro tempo sono velati dal comodo svincolo del Caso.

Poco male: ormai la fede comune è che siamo pure figli usciti per Caso dal culo delle scimmie. E infatti Adamo ed Eva, unico luogo in cui questo meccanismo (il gap subitaneo tra I modelli positivi esemplari dei protoplasti e le generazioni successive irreversibilmente degradanti) aveva un senso profondo… è l’unico fatto che oggi non viene più creduto, anzi è rimosso.

E’ un Caso?