Profeti di sventura: Giovanni XXIII e Riccardo Lombardi

Posted on 4 maggio 2011


L’accusa di Giovanni XXIII ai profeti di sventura è stata variamente interpretata dai critici in questi ultimi cinquant’anni.

Vorrei dare il mio contributo ricostruendo brevemente un pezzo di ‘900, quello rialzatosi dalle due Guerre Mondiali e svezzato dal mio amatissimo Pio XII, un periodo effettivamente caratterizzato da alcunicatastrofismi non in tutto controllati e moderati. Sovente di difficile gestione e digestione.

Un caso emblematico è quello di Padre Riccardo Lombardi SJ, fondatore del Movimento per un Mondo Migliore.

Interessante la testimonianza offerta su Civiltà Cattolica, che dedica a Lombardi almeno tre inserti. Due nel 1980 e uno nel 1991.

Nel tomo dell 1980 troviamo il necrologio con breve profilo biografico (CC 1980, p. 70), e la presentazione affatto devota ricostruita da p. Rotondi SJ, suo confratello nonché collaboratore di sempre (V. Rotondi SJ, CC 1980, pp. 220 ss.).

Nelle prime ore della mattinata di venerdì 14 dicembre, nel Centro ­Internazionale Pio XII, sede del Movimento per un Mondo Migliore, nei pressi di Rocca di Papa, è spirato in seguito ad edema polmonare padre Riccardo Lombardi.

Nato a Napoli il 28 marzo 1908, era entrato nella Provincia Roma della Compagnia di Gesù nel 1926. Dopo gli studi di filosofia presso ­la Pontificia Università Gregoriana e l’Università di Roma e quelli di teologia alla Gregoriana, nel 1936 era stato ordinato sacerdote. Assegnato dai superiori nel 1938 alla Civiltà Cattolica, nei primi anni accompag­nò l’attività di scrittore della rivista con quella di conferenziere presso varie università italiane. Alla fine della guerra la sua predicazione pubblica orientata alla ricostruzione dei valori religiosi, morali e civili in una società disorientata, ottenne una risonanza eccezionale in tutta Italia; anche in molte città europee.

L’incoraggiamento di Pio XII e la sua proclamazione della necessità di costruire « un mondo migliore secondo il cuore di Dio » segnano 1’inizio, nel 1952, del Movimento per un Mondo Migliore, che conduce il padre Lombardi e i suoi collaboratori a impegnarsi a fondo anzitutto per il rinnovamento della Chiesa, quale fermento di trasformazione del mondo. Il Movimento si diffonde da allora in molti Paesi diversi (oggi è presente in circa 50), offrendo con una metodologia caratteristica un servizio di animazione per il rinnovamento ecclesiale comunitario. Le équipe del Movimento sono costituite di laici, religiosi, religiose, sacerdoti diocesani, che integrano le loro differenti vocazioni in questo servizio comune.

La predicazione del padre Lombardi e i suoi innumerevoli viaggi si estendono, fino alla fine del 1976 in tutti i continenti e si riflettono nelle sue numerose pubblicazioni, tradotte in diverse lingue, che vanno da La salvezza di chi non ha fede (1938) fino a La Chiesa e il Regno di Dio (1976). Poi, per il suo fisico logorato, viene il tempo della malattia, della sofferenza, della purificazione, per tre anni interi. Una tappa di silenzio che conclude nell’umiltà una vita spesa senza riserve nel ser­vizio di Dio e della Chiesa. Sulla sua figura e la sua opera torneremo ancora su queste pagine. F. L (70)

Nel pezzo del ’91 di p. Martina SJ troviamo invece il parere di uno storico, di taglio liberale, che ardisce dipingere anche i limiti dell’apostolato del Lombardi, ritenuto talvolta in tensione con la politica ecclesiastica di Pacelli pontefice (G. Martina SJ, CC 1991 pp. 33 ss.).

L’ottimismo e la calma dolcezza di Giovanni XXIII erano in netto contrasto con il pessimismo e l’aggressività di p. Lombardi: era ben difficile una piena sintonia tra i due, pur animati entrambi da comuni ideali. Gli esercizi spirituali predicati dal gesuita nel 1955 all’episcopato veneto non incontrarono un pieno consenso. Roncalli poi si chiedeva quale fosse la specifica autorità del predicatore, che si presentava come investito di una speciale missione. I rapporti peggiorarono in ottobre, per il singolare comportamento di Lombardi, che, invitato per un corso di conferenze a San Marco, a cena col patriarca esplose: «Le anime vanno all’inferno, e il patriarca mi dice che le cose vanno bene!». Sopraggiunse poi la reazione vaticana al nuovo libro Concilio. Per una riforma nella carità, presentato al Papa dall’autore stesso alla fine del 1961. Zizola espone a lungo tutta la vicenda pubblicando documenti inediti importanti, come la lunga rela­zione del sostituto mons. A. Dell’Acqua, del 7 gennaio 1962. Certamente la Santa Sede si comportò in modo severo, ma per comprendere bene l’episodio bisogna ricordare i timori di Giovanni XXIII, che il libro ap­parisse all’opinione pubblica come l’espressione della mente del Papa, come una linea già imposta dall’alto al Concilio, dove i vescovi sarebbe­ro stati ridotti al ruolo di spettatori. Tentativi di chiarificazione proposti qua e là fallirono: il generale Janssens, che non avrebbe mai tollerato il minimo sospetto di una opposizione della Compagnia al Papa, benché personalmente d’accordo con Lombardi su quasi tutti i punti toccati nel volume, ordinò di bloccare le traduzioni e di «fermare l’edizione», per al­tro già quasi esaurita. Una certa diffidenza accompagnò da allora il Mo­vimento per un Mondo Migliore.

Sotto Paolo VI la situazione migliora, ma la Curia Romana seguita a osservare con vigile attenzione l’opera di Lombardi, e non risparmia am­monimenti e direttive: nessuna iniziativa clamorosa, nessun intervento politico, nessun proclama di riforma della Chiesa… Ma la vera crisi nasce e si sviluppa per due motivi di altro genere. All’interno stesso dell’opera, i collaboratori vedono ormai in Lombardi un grande ispiratore e un me­diocre amministratore, e a poco a poco si ritirano. Restano i fedelissimi, fra cui il p. Rotondi, allontanatosi temporaneamente alla fine del 1969, poi ritornato. Lombardi si sente ormai un isolato… (40-41)

Padre Lombardi passa così

  • dall’essere un uomo pieno di zelo e di fede, abilissimo nel diffondere il vangelo in mezzo mondo, un poco esuberante ma amato addirittura dal papa, infine forgiato in un periodo di malattia di notte spirituale e di umile affidamento (Rotondi);
  • all’essere un buon intellettuale, affatto esaltato per una pastorale intesa in modo autonomo, sregolato, invadente nei confronti dei vescovi, apocalittica, carismatica ma incompresa fuori dagli ambienti italiofoni, problematico per la curia e il santo padre, infine giustamente e prevedibilmente fiaccato da un periodo terminale di burn-out e di depressione non ostanti guizzi di esuberanza più evangelical che evangelica (Martina).

Fate voi i conti. In ogni caso un sintomo – il Lombardi, i suoi osannatori, i suoi subsannatori, o i pontefici e cardinali che l’han supportato e/o sopportato – di quanto delicata e polimorfa fosse la questione apocalittica ai tempi.