Senza Inquisizione non c’è più progresso

Posted on 28 giugno 2011


Il fatto che per noi l’omicidio di 20.000 eretici adulti sia più grave dell’eccidio di 1.000.000.000 di vittime innocenti è in tutto e per tutto un dato a sfavore della nostra pretesa civiltà.
Se poi pensiamo che la maggior parte dei movimenti ereticali non condannava l’aborto (come oggi tendono a sminuirne l’interesse cattolici marginali alla Enzo Bianchi, borderline come Martini e Verzè, neo-gnostici con Vito Mancuso) capiamo meglio il senso della famigerata Inquisizione.

Piantiamola – riferito ai cattolici in ascolto – di dire: erano altri tempi, la Chiesa sbagliò. Ci furono abusi, è indubbio, il papa convenientemente ne ha già chiesto perdono a Dio e all’umanità. Ma in sé non fu abuso l’Inquisizione, bensì fu strumento di civilizzazione.

Almeno nel caso del catarismo tutto ciò è corroborato dal parere di uno storico non cattolico

«Qualun­que sia l’orrore che possano ispirarci i mezzi impiegati per combatterlo [il catarismo]… riconosciamo senza esitazioni che, in quelle circostanze, la causa dell’ortodossia si identifi­cava con quella della civiltà e del progresso. Se il catarismo avesse prevalso sul cristianesimo, o fosse divenuto anche solo suo uguale, non c’è dubbio che il suo influsso sarebbe stato disastroso […] esso avrebbe come conseguenza ricondotto l’Europa alla barbarie dei tempi primitivi» (H. C. Lea, A History of the Inquisition of the Middle Ages, London 1888, vol. I, p. 106)

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Compito a casa. Già Tommaso scriveva Qualis unusquisque est, talis finis videtur ei. Ora, senza voler giudicare le coscienze, ogni lettore provi ad esaminarsi, e scoprirà che, quanto più si saprà ancora scandalizzare per gli aborti innumerevoli, tanto più saprà riconoscere la pertinenza de jure di inquisitori cattolici con annessi e connessi.