Pontefici e ponti. Giovanni23 secondo Erri de Luca

Posted on 15 maggio 2012


Quello che non ho visto ieri sera è certo meglio di quello che ho visto di “Quello che non ho”. Quello che ho visto è stato il monologo di Erri de Luca, patetico e istruttivo al contempo.
Patetico ma non più del precedente intervento di Saviano: almeno De Luca non ha avuto bisogno di leggersi il foglietto degli appunti ogni 4 righe alla maniera dei peggio parroci di campagna. Epperò patetico fino alla nausea. La nausea peggiore è dovuta a un dettaglio che stava al di qua dello schermo: “Quello che non ho” è il programma amato dai giovani intellettuali, sì, i giovani dalle mie parti sono divisi tra i non intellettuali (a festeggiare la Juve) e gli intellettuali (a commuoversi per Saviano e De Luca).

Intanto una notizia bella. Passato il 150enario dell’unità italiana, è tornato di moda infamare la Madrepatria – così Piero Pelù con la sua canzonetta (a ruota di De Luca) può insultare una Nazione che non gli piace. Se ho ben inteso, ma accetto correzioni, ora che non si può più scaricare sul Berlusca, si attacca l’Italia in blocco. Bel risultato. Bravi.

E veniamo a De Luca, un simpatico vecchietto con discreto charme e qualità oratoria ai limiti del tollerabile. Tutto il suo monologo si basa sulla quaestio “de ponte”. E potrebbe riassumersi nel motto: i ponti vanno salvati perché uniscono, i muri vanno abbattuti perché dividono (De Luca arringa anche i muri di casa – lui li conosce bene perché è stato muratore, dice). Nella retina retorica si cerca di ingabbiare anche il cattolico medio, ricordano in margine che pure “pontefice” significa fabbricatore di ponti (De Luca ha un gusto per le etimologie che ricorda in modo slavato un qualche passaggio di Heidegger).
Ora, ammesso che si trattasse di uno spettacolo e non di una conferenza, e ammesso che mi sento sufficientemente distante da certi show, avrei comunque avuto piacere di sentire meno radici indoeuropee e due idee ben piantate in più.
Per esempio, che i muri di casa dividano, sempre, è vero. Verissimo. E talvolta ottimo. O voi vorreste invitare un ospite illustre a cena da voi, e poi, all’occorrenza, indicargli il water al centro della sala, esposto allo spettacolo di tutti i convitati, però libero da muri divisori di sorta?
Posso fare di meglio, ho pronto un esempio di sinistra: non è forse a causa dell’assenza di muri che dividano… dal freddo, che i barboni in inverno gelano e crepano per le strade?
Venendo ai ponti l’esempio ridicolo l’offre De Luca stesso, quando lamenta che i cristiani in tempo di conflitto abbiano abbattuto il ponte di Mostar, separandosi così dal lato turco del paese. Non è che a Erri veniva in mente che un ponte può essere strumento d’assedio? Erri che è bravo con le etimologie e con i ricordi in bianco e nero, non ha mai studiato dei celebri “ponti di barche”, stratagemma salace nel decidere le sorti di varie guerre (si trattasse dei Persiani che puntavano sui Greci, o dei Crociati diretti in Terra Santa)? Insomma, la paternale monodirezionata non mi lusinga per niente. Né sull’astio anti-muratoriano (almeno sapesse di anti-massoneria!) né sulle dichiarazioni filo-pontificie (nell’accezione acattolica del lemma).

Però questa zolfata nemica di ogni divisione e incline a qualsivoglia alleanza mi ha acceso una lampadina. Si tratta di una zuppa non nuova, anzi. Un odore stantio di ’68 che invade improvvisamente ogni angolo della mia casa: e non c’è muro che lo trattenga. Un puzzo che, purtroppo, non risparmia nemmeno le mura amiche o i ponti ben fatti.

Figlioli miei, amatevi tra voi, cercate più quello che unisce che ciò che divide – è un mantra del beato Giovanni XXIII, abusato quel che basta. Abusato soprattutto da chi lo ha assolutizzato. Sarei curioso: oggi saranno molti o pochi a perpetuarne la strumentalizzazione?
Di certo, qualcuno in meno di 30 anni fa. Come a dire, grazie a Dio la Chiesa cambia. O almeno sa farsi l’autocritica quando serve.

E per chi Dio non ce l’ha? Vedremo quanto tempo gli servirà per superare gli anni settanta. Ma su La7 siamo in pieno tradizionalismo.