Il Grande Inquisitore (3/4)

Posted on 25 marzo 2013


CACCIARI: teologia politica, katechon e mitomanie

E infine un terzo autore, curiosamente anche lui approdato all’Ateneo del San Raffaele, più intrigante dei precedenti: Massimo Cacciari. Trovo una sua lettura del Grande Inquisitore incastonata nella riflessione teologico-politica sul katechon. Il katechon, il potere che frena, al confine tra Cristo e Anticristo, è lì che si colloca l’Inquisitore. Delle tre, certamente la lettura più profonda e radicale, comunque aperta all’idea che il freno demorderà, e che allora l’Apostasia potrà dilagare.

L’anticristicità che l’Inquisitore professa è rigorosa. (p. 102)

Non nega la divinità del Cristo. Ma nega il Cristo punto e basta.

L’anticristicità diviene per lui condizione dell’agire catecontico. (p. 103)

L’unico modo per frenare l’Apostasia è frenare Cristo. Cristo infatti è la causa di quel declino che porterà all’Apostasia.

E’ dal nomos della croce che una tale energia si sprigiona inesorabilmente. Quel nomos spalanca l’abisso della libertà in cui l’uomo, insalvabile in-fante, non può che precipitare. (Ibidem)

In alternativa si concepisce l’azione dell’Inquisitore

Egli impersona il movimento per cui il katechon si supera… Katechon si traduce per lui in potere coercitivo, aperto a nulla, poiché in nulla si trascende, in nulla è redimibile, la natura stessa dell’esserci. (p. 104)

Questa disperazione circa la redimibilità dell’uomo produce una simile figura storicaL’inquisitore non è un legatus dell’Antikeimenos, “viene da noi”  (p. 105) – che sta dalla parte dei dèmoni proprio fingendo di esserne il più radicale oppositore. (p. 104).

Ovviamente l’Inquisitore è destinato a fallire. Incapace di “ritardare” l’effetto cristico dell’esasperazione della libertà, si scopre sempre e solo “in ritardo”, e comunque sottoposto al giudizio spiazzante di Cristo nel Suo bacio. (cf. p. 106)

Nulla intuisce di poter fare per arrestare il giudizio.  Esso verrà, e gli suonerà profondamente ingiusto. Perché il metro su cui verrà formulato è per lui profondamente estraneo alla natura dell’uomo e della sua storia. (p. 107)

M. Cacciari, Il potere che frena, Adelphi, Milano 2013.

Cacciari è d’accordo con De Monticelli: l’Inquisitore ha paura della libertà anomica suscitata dal proto-rivoluzionario Cristo.

Mancuso invece si perde nelle secche di un’apologetica anticattolica molto superficiale e strumentale.

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