Glorious bastard

Posted on 3 maggio 2013


È stato presentato ieri a Torino alla presenza di padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, e di Massimo Cacciari, “La sapienza del cuore”, il libro con cui Einaudi festeggia i 70 anni di fr. Enzo Bianchi, priore della Comunità monastica di Bose, nato a Castel Boglione (AT) il 3 marzo 1943. Nel volume (760 pagine, 28 euro), definito nella presentazione “un autentico liber amicorum”, si trovano più di centrotrenta interventi di personalità quali: card. Gianfranco Ravasi, mons. Bruno Forte, mons. Mariano Crociata, Alberto Melloni, ma anche Roberto Bolle, Claudio Magris, Guido Ceronetti, Giovanni Bazoli, Guido Martinetti, Federico Grom, Ferruccio de Bortoli, Ezio Mauro,  Michele Serra, Barbara Spinelli.

Pensare a questo fiero difensore del monachesimo, della ritiratezza e della Chiesa dal basso, che per festeggiare organizza una kermesse auto-celebrativa in un teatro monarchico almeno nel nome, mi ha risvegliato a un vecchio sogno.

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Scherzi a parte. Peccato vedere che Lombardi e gli altri si siano lasciati definitivamente zittire – è questa la morale dell’evento di iersera – dall’Iniziato.

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Il che va a braccetto con l’inquietante auspicio di Fratelenzo:

Ora nella mia anzianità, mi sento di ringraziare il Signore per la primavera che vedo abbozzarsi di nuovo nella Chiesa

Che tradotto in soldoni significa: Vieni, fumo di Satana, vieni e non tardare. Ed ho quasi paura che anche stavolta all’Anno della fede seguirà un flop di qualche tipo.

Non è la prima volta che la Chiesa è chiamata a celebrare un Anno della fede. Il mio venerato Predecessore il Servo di Dio Paolo VI ne indisse uno simile nel 1967, per fare memoria del martirio degli Apostoli Pietro e Paolo nel diciannovesimo centenario della loro testimonianza suprema. Lo pensò come un momento solenne perché in tutta la Chiesa vi fosse “un’autentica e sincera professione della medesima fede”; egli, inoltre, volle che questa venisse confermata in maniera “individuale e collettiva, libera e cosciente, interiore ed esteriore, umile e franca” [5]. Pensava che in tal modo la Chiesa intera potesse riprendere “esatta coscienza della sua fede, per ravvivarla, per purificarla, per confermarla, per confessarla” [6]. I grandi sconvolgimenti che si verificarono in quell’Anno, resero ancora più evidente la necessità di una simile celebrazione. (Porta fidei)