Omofollia d’artista

Posted on 25 agosto 2013


Publicato su Campari & De Maistre lo scorso 06 giugno.

“Sodomia d’artista” – titola il Corriere Veneto –, non è il modo più felice per sponsorizzare una manifestazione tra le più infelici. Infatti richiama immediatamente quella provocatoria “Merda d’artista” che il meno celebre dei due Manzoni confezionò a gran provento di molteplici musei e collezionisti privati che se ne sono spartiti i resti. Non è un titolo felice, perché obbliga il lettore colto ad associare “sodomia” a “merda”. D’altra parte non è brillante neppure l’idea dell’artista di voler realizzare una pubblica performance sessuale omosessuale ai fini di abbattere i pregiudizi omofobi.

Ora, non è mistero che omofobia non significhi paura dei gay, omofobia significa disprezzo dei gay: nessuno infatti teme quelli che disprezza come inferiori e malati. Ma il disprezzo può nascere per motivi differenti: c’è l’ignoranza crassa, c’è l’intolleranza istintuale – e queste due cose sono sempre sbagliate e inescusabili –, ma c’è anche la presa di posizione contro l’orrore. Nella testa di un buon numero di persone riposa l’idea che il movimento gay sia un orrore sociale, basato su di un fattore fondamentale: la depravazione sessuale.

Contro questo radicato convincimento, un colpo di genio propagandistico è stato, per esempio, quello dell’ultimo San Remo, in cui una coppia omosessuale ha potuto presentarsi al pubblico dell’italiano medio come icona di amore normale intimo e domestico tra persone dello stesso sesso.

L’italiano medio ha iniziato a convincersi che una società piena di uomini che si amano e si sposano tra loro sia una società possibile e felice. Felice come una serata di San Remo, quantomeno. È dunque un grave arresto alla strategia di infiltrazione omosuddita l’evento programmato da Marco Chiurato: portare in piazza due gay e favorire il loro atto coram populo. Dunque gli omofobi di terzo tipo hanno ragione? Non appena i gay scendono in pubblico, è per dar luogo a gesti depravati? Ogni coppia normale, giovane o anziana, si interroghi se per testimoniare il proprio amore sarebbe mai stata disposta ad accoppiarsi in pubblico. Io, almeno per rispetto della mia donna, mai.

Chiedo che qualche gruppo gay protesti pubblicamente per questo scempio, che offende anzitutto la pretesa degli omosessuali di essere gente a posto. A fatica accadrà qualcosa. Tutti gli omosessuali che ho conosciuto, gente discreta, ottimi amici, uomini-veri che portano ogni giorno il peso della loro diversità e lontananza – dalla pace con se stessi prima che dal plauso sociale – sanno di avere le mani legate. La pressoché totalità di pubbliche organizzazioni gay sono abitate piuttosto da esemplari da baraccone come Piergiorgio e Remigio (i “materiali” artistici di Chiurato), anziché da omosessuali uomini-veri.

Non mancano i tentativi di edulcorare l’iniziativa: squallidi e superficiali. C’è il contentino morale, garantendo che Piergiorgio e Remigio sono compagni nella vita (vengono in mente i grotteschi elogi della fedeltà matrimoniale di Rocco Siffredi, il che fa di P&R due porno amatori o poco più). C’è la pezza giustificatoria artistica: i due scultimidoni saranno dipinti con una miscela di zucchero e albume (l’artista non specifica se userà la tecnica del puntinismo o lo spugnato).

Che dire? Nulla.

Siamo già entrati nella fase successiva, quella in cui la Dissoluzione può avvenire e venire allo scoperto, senza che nessuno più la freni. Il gioco folle della sovversione è incominciato e a pagarne le spese saranno i normali, cioè gli eterosessuali e gli omosessuali-uomini-veri.

Le prove? Aumentano ogni giorno. Si va dai programmi di indottrinamento giovanile variamente imposti, al patentino di transessualità universitaria, al caso di Lipsia dove si è deciso che rettore, direttore e docenteuniversitario assumeranno sempre e solo titoli al femminile (purtroppo cambia il contesto ma si conferma la diabolicità del radicalismo tedesco!).

E ancora, ciò che più allerta, viene comunicata sul sito presidenziale la scelta di Obama di dichiarare ilmese di giugno 2013 “Lesbian, Gay, Bisexual, and Transgender Pride Month”. A parte l’evidente discriminazione degli altri 4 o 5 orientamenti esclusi (cf. LGBTTIQQ2SA), il cattolico resterà basito comprendendo che questo semplice atto è ipso facto il più grande oltraggio pubblico immaginabile (a meno di attendersi una “consacrazione” LGBT universale dell’ONU) a Cristo, al suo amore per l’umanità, al suo Sacro Cuore cui la Chiesa ha consacrato proprio il mese di giugno.

Satana ride. E dà di corna, però cosparse di zucchero e albume. La Chiesa si prepara al martirio, e papa Francesco la guida in questo, continuando a proclamare martiri di punta e scomodissimi.

Nell’attesa, è sempre possibile consolarsi con un po’ di musica ad hoc.Suggerisco di meditare la profonda verità degli intramontabili versi dell’Avvelenata, dove un arguto sinistrone come Guccini cantava con piglio profetico (da far impallidire Fratelenzo): “giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo, e un cazzo in culo e accuse d’arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta”. È la nostra società, è il duemila. Il nichilismo che genera suicidi in modo esorbitante, la scalata tecno-finanziaria, l’edonismo senza barriere e senza scopi (incluse pedofilia, poligamia, ruleta sexual: di cui parlavo in precedenti articoli su questo sito); il tutto in nome di un rinnovamento fine a se stesso, il segno dei tempi di una società che vuol far nuove tutte le cose, in cui pochi intellettuali sferzano una massa di passivi ritenuti e mantenuti al debito livello di istruita stupidità.

Poi, sappiamo già come finirà. La viziosità diffusa si ritorcerà contro i suoi diffusori. L’economia folle, il piacere ripiegato su se stesso, l’assenza di qualsiasi valore ci paralizzeranno. E sarà l’implosione della civiltà. E poi i sopravvissuti si tramanderanno per secoli il pregiudizio omofobo, grandemente impressionati dal male che certe categorie di scalmanati – per volontà propria o in quanto blanditi strumenti di logge altre – sanno portare al mondo. E nessuno vorrà dargli torto. Per almeno altri duemila anni.

E in tutto questo francamente non mi dispiace né per me, né per Chiurato, né per Piergiorgio e Remigio. Mi dispiace per gli omosessuali uomini-veri che la prendono in culo un po’ da tutti e un po’ sempre, nonostante abbiano scelto di non prenderlo da nessuno, e di custodire nel proprio petto la propria sofferenza e la propria grandezza. E mi dispiace per la mia donna. Ma quando verrà il Signore, alla fine dei tempi, farà giustizia anche di costoro. Tu autem Domine miserere nobis.