Cadremo ballando

Posted on 20 novembre 2013


Articolo pubblicato su Campari e De Maistre lo scorso 29 Settembre.

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La liturgia sta alla vita cristiana come il Big Bang all’universo. Un piccolo cambiamento all’origine può modificare tutto lo svolgimento.

Che un gesuita e una ballerina si permettano di modificare la liturgia, quasi a imporre una modifica dal basso, è semplicemente un sacrilegio. Ma Roberta non desiste:

Perché questo accada, bisognerà rivoluzionare la disposizione attuale: via i banchi, tutto lo spazio occupato dall’assemblea lasciato libero perché i fedeli possano muoversi, danzare il rito. Se c’è un Papa che può capire la sfida, sembra proprio l’attuale: gesuita, argentino, molto fisico nel modo di porsi, spregiudicato e stratega quanto occorre.

Francesco vigili. E’ vero che ogni ventata rivoluzionaria fa sentire forti, ma nove volte su dieci le ventate rivoluzionarie hanno solo reso più eretico il popolo, e hanno dannato anime. Specialmente quando erano movimenti dal basso.

Comunque, nel caso permanessero dubbi, c’è sempre il parere illuminato e politicamente corretto del prelato negro, il quale – con piglio degno dei più sagaci moralisti e del loro articolato ‘oggetto morale’ – mentre apprezza la danza africana in liturgia, riconosce che quella propriamente non è danza, ma solo “un movimento aggraziato che esprime gioia”, e che fa tutt’uno con l’espressione culturale nera o gialla che sia.

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E così si riporta il discorso alla sua radice culturale. Il problema della danza è infatti un problema di cultura. E la cultura è una cosa che il popolo ha scritta in se stesso, non è un pallino di due teorici superbi, individualisti e rivoluzionari.

Ora, sarà un caso, ma nella cultura occidentale la danza è il filo rosso che – dalle discoteche, ai ghetti, alla ruleta sexual, ai rave party – connota le manifestazioni più apertamente antinomistiche e dissolutrici.

Ora, per carità, non sarò io a volermi contrapporre a Nietzsche. Soprattutto se l’intero episcopato sceglie di mandare a putt*** la liturgia per il gusto di un flash-mob brasileiro.

Ciò detto, lungi da me apparire uno stoccafisso vetero-liturgista! Piuttosto, parlando di putt*** mi veniva una curiosità: a quando la reintroduzione della prostituzione sacra in liturgia? Non nego che guarderei alla cosa con interesse. Guarderei con più interesse anche alle danzatrici, soprattutto se poco velate.

Roberta stia tranquilla, non ne farò voce con nessuno: sarà la nostra rivoluzione del basso! Come data di inaugurazione proporrei il 22 luglio, memoria della Maddalena.

Del resto, a ben vedere, bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi.

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