Gender nelle scuole italiane

Posted on 11 maggio 2015


Pubblicato su Campari & De Maistre il 05 maggio

“In VII Commissione cultura alla Camera si lavora agli emendamenti del DDL di riforma. Approvato un emendamento che prevede l’insegnamento della parità di genere in tutti gli istituti. L’emendamento è della consigliera del Presidente del Consiglio in materia di Pari opportunità, Giovanna Martelli, con il quale si promuovere l’educazione alla parità di genere e la prevenzione alla violenza e a tutte le discriminazioni nelle scuole di ogni ordine e grado” (QUI).

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La settimana si apre con questa triste nuova (3/5/15) che parrebbe il preludio alla fine delle libertà scolastiche anche nel nostro disastrato sistema. Il rimedio è tutto all’italiana: verificato lo stato implosivo delle programmazioni accademiche, qual miglior stratagemma se non l’imbastimento di riforme e contro-riforme, magari pietose e lacunose, però sufficienti a distrarre l’opinione pubblica e a dare l’impressione di una ripresa possibile ed incipiente? E’ probabile che sarà questa l’occasione – mancando in Italia una comprovata emergenza omofobia – che porterà ad approvare gli emendamenti di cui sopra.

Che poi, qualora si imponesse di insegnare la verità sull’ideologia di genere, come cioè essa sia un pensiero non scientifico, basato sulle prospettive rivoluzionarie del post-strutturalismo nichilista, potrei anche dirmi concorde con la proposta. Certo, dovremmo mettere in conto stuoli di docenti formattati, che falserebbero la descrizione della realtà gender, ma avremmo la speranza sul lungo periodo di sussidi e professionisti capaci di presentare ai giovani scolari il volto autentico di questa filosofia post-umana.

Di fatto sappiamo come finirebbe: l’ideologia di genere – che non esiste e che per questo (sto ironizzando) andrà insegnata in modo monolitico in tutte le scuole del Belpaese – verrà presentata come scienza, progresso, necessario contraccolpo a uno stato culturale di discriminazioni strazianti (tutte in potenza e per questo particolarmente pruriginose per gli animi dell’era emotivisma e soggettivista). Possiamo immaginarci le conseguenze? Un ritorno allo Stato Etico, il travalicamento della libertà effettiva del cittadino in nome della tutela di componenti potenziali della medesima (secondo un copione già letto e riletto nel secolo scorso), l’abuso del potere in barba all’uguaglianza della dignità delle persone.

Paradossale: pensate che la dissoluzione dei generi è stata teorizzata da Judith Butler al fine di demolire ogni possibile prevaricazione e dominio (del padrone sul servo, del maschio sulla donna, dell’etero sull’omo, dell’omo sul trans, etc.); attuata nelle rinnovate formule dello statalismo etico la dissoluzione dei generi comporterà invece l’affermarsi di più forti soprusi e limitazioni.

Non che servisse alcuna prova storica dell’assurdo teoretico insito nelle teorie di Butler, non a noi almeno. Ma si vede che serve agli intellettuali che ritengono di guidare l’Italia verso il progresso. Tanto poi, ad andar male le cose, sappiamo già con che eroismo, trasparenza e coerenza sapranno assumersi le proprie responsabilità. Historia magistra vitae.

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