KGB e Teologia della Liberazione

Posted on 16 maggio 2015


La notizia è una bomba, così bomba da risultare né nuova né plausibile. O forse sì? La rilancia il giornalista catto-liberale John L. Allen Jr. su Cruxnow: Ion Mihai Pacepa, generale dei servizi segreti rumeni sotto il Comunismo, avrebbe dichiarato la responsabilità piena del KGB nalla diffusione della Teologia della Liberazione in Sud-America. Allen coglie al balzo la soffiata, per ricostruire il composito sviluppo della teologia cattolica amerinda degli ultimi decenni. In una ricostruzione che si divincola tra teorie della cospirazione, pacifici scambi culturali, nazionalismo, guerra fredda, convegni pubblici e interessi privati veniamo ad accostati tra loro nomi quali KGB, FARC, Castro, Medellin, chiesa evangelico-pentecostale, Nelson Rockefeller, Moon, Hare Krisna, Council for Inter-american security, Reagan, Gaudium et spes, Boffo, Camara, mi-fermo-che-è-meglio. Ora, io non so, non voglio sapere e non mi interessa sapere se queste ricostruzioni storico-politiche siano plausibili e fino a che punto lo siano – Allen suggerisce che appoggi ed applausi da fuori abbiano più che altro incentivato e facilitato lo sviluppo di innovativi movimenti autoctoni ed autonomi: lascio a voi di soppesare i ruoli. Al sottoscritto basta attestare che l’evoluzione teologico-pastorale del cattolicesimo in Sud America ammicca a posizioni risultanti dal peggior shakeraggio possibile e immaginabile: capitalismo e comunismo, finanza-massonica e soviet, fondamentalismo e nuove religioni. Influenze apparentemente antipodiche, peraltro accumunate da un paio di idiosincrasie strategiche: per il papato, per l’Eucaristia, per la dottrina. Confidiamo in Francesco, che vagli e confermi – se proprio si deve assumerle –  il meglio e non il peggio delle due vene colonialiste evocate.

Scritto per Campari e De Maistre