La Roccia, rivista da rivedere

Posted on 3 settembre 2015


Apparso su Campari

L’ultimo mio j’accuse ai danni di una testata amica è finito male: La Croce Quotidiano di lì a poche settimane ha concluso l’avventura del cartaceo. Mi dispiace, anche perché dissi e ribadisco che, pur non leggendolo, acquistavo volentieri il giornale per diffonderlo tra tanti amici e parrocchiani. Vediamo se l’esito del presente aggressus sarà meno infelice. Ospite della trasmissione è il bimestrale La Roccia, edito da Shalom Editrice, progettato nelle fucine di Alleanza Cattolica, diretto dal valido prof. Marco Invernizzi ed ormai giunto al suo quarto numero. Sarò severo più del dovuto, come è mia abitudine. I lettori poi avranno il buon cuore di formarsi un’idea personale, anzitutto preoccupandosi di comperare e leggere qualche copia dello stampato. Iniziamo dalla buona notizia: non c’è ancora il sito web corrispondente. Troverete invece annunci on-line, nonché l’immancabile pagina Facebook dedicata (un po’ dilettantistica e per lo più commerciale). Vorrei commentare l’iniziativa ricorrendo ad una battuta, in cui però si svela la principale criticità del bimestrale: La Roccia poteva ambire ad un grande ruolo, quello di scalzare e sostituire d’un colpo Famiglia Cristiana, Credere, Noi Genitori & Figli, infatti l’impressione è che si abbia a che fare con un surrogato dei su citati, decisamente spostato sul versante conservativo tradizionale; invece La Roccia finora sembrerebbe aver raggiunto un altro obiettivo, frammentare ulteriormente le disponibilità del lettorato cattolico, indebolendo al contempo le redazioni di altri media cattolici (su tutti Il Timone e La Nuova Bussola Quotidiana).

roccia

Mi limiterò a tre considerazioni, che sono poi tre opinioni altamente discutibili, ma dalle quali mi piacerebbe che i nostri lettori prendessero qualche spunto di riflessione critica.
La prima: anziché creare un nuovo prodotto, non era meglio sforzarsi di lavorare con maggior sinergia nelle redazioni già esistenti? E’ lampante che la comparsa di un nuovo giornale significhi, come scritto sopra, una lacerazione ideologica, una sottrazione di forze, una frammentazione di lettori. Aggiungo: anziché muovere chili di energie nella propaganda dell’ennesimo precario e probabilmente inutile cartaceo, non conveniva impiegare grammi di sforzi nel rilanciare le pubblicazioni robuste già esistenti? Che se poi si sfogliano i nomi, davvero l’abbonato medio si chiede il senso dell’impresa: altri soldi e altri formati per leggere le consuete firme: Invernizzi, Introvigne, Cantoni, Scaranari, Leoni, Ronza, Mantovano. Sembra la dinastia parallela nata da nozze combinate tra Cristianità e Popotus. Immancabile pure il Kattolico Cammilleri, quello che nei suoi formidabili Antidoti condannava la sterile moltiplicazione di giornaletti incapaci di convertire i cuori all’unica fede.
La seconda: mi preoccupa il papalismo, soprattutto se si tratta di franceschianismo mascherato da papalismo. E qui probabilmente troviamo il motivo principale di La Roccia, creare un foglio cattolico tradizionale, che non cadesse nella situazione di rimpiangere asfitticamente Benedetto XVI, accusando Francesco di ogni male anticristico possibile ed immaginabile. Che le voci cattoliche più pure si fossero alzate negli scorsi mesi a sottolineare l’atipicità del Papato corrente è vero; palpabile però è la variazione di toni con cui esse si sono espresse (il boato di Gnocchi&Palmaro, la tesi giuridiche di Socci, le riserve in punta di piedi di Messori); memorabile è l’epurazione vandeana che il cataro padre Livio, gran promoter di Invernizzi, avrebbe fatto di tutti i possibili critici di Francesco (incluso – roba da far impallidire la Cirinnà – Gianpaolo Barra, reo di aver premiato Socci per un libro che col papato e con Francesco non aveva nulla a che spartire). Sulla falsità di don Fanzaga si veda il punto successivo. Come valutare questo fenomeno? Con due accenni. Anzitutto, la reazione del mondo tradizionale a Francesco è stata a volte di cattivo gusto, ma a volte di ottimo gusto; se la sequela al Papa implica una rinnovata ottusità e l’abdicazione della ragione autonoma, allora il motto “seguire il papa sempre” che accompagna la rivista (unitamente alla quarta di copertina fissa: “Vi chiedo di pregare per me, perché ne ho bisogno! Grazie tante!” – il che poi solitamente avviene per obbligo nella più alta e fruttuosa delle preghiere cattoliche, il Canone della Santa Messa) è un motto sospetto e sospetto. Si aggiunga che, se i cristiani avessero seguito il Papa sempre, oggi altro che crisi finanziaria e crisi della famiglia, con tanti pontefici avari e lussuriosi che la storia ci ha concesso saremmo alla fine della civiltà, senza neppure bisogno di scomodare i califfati. Immagino che La Roccia sgorghi da una doppia ingenuità: temere che le critiche a Francesco, sia pur quelle più fini ed intellettuali, possano produrre un qualche scisma; e poi – ingenuità al cubo – ritenere che La Roccia possa rimandare lo scisma.
La terza: l’ipocrisia dei medjugoristi è insopportabile. Ho già scritto altrove, proprio nella mia querelle contro La Croce Quotidiano, che trovo intollerabile la falsità di quanti si dicono fedelissimi alla Chiesa, salvo ritagliarsi una fettina di autonomia decisionale, per esempio laddove si vagli la liceità del culto di Medjugorie con annessi e connessi. Qui più che mai sento di dover rinnovare la domanda. Questi paladini del Papato, che si mettono a stampare con le case editrici tra le più vicine al mondo delle apparizioni di Medjugorie, che faranno/farebbero nell’ipotesi che il Papa-da-seguire-sempre impedisse ai cattolici di riferirsi a quelle visioni? Direi di più, è abbastanza chiaro che una proibizione esplicita non verrà, almeno per il principio di evitare il più possibile gli scandali, non ritengono dunque tali fedelissimi dei Sacri Palazzi che il loro appoggio ideologico e finanziario (il fatto cioè di pubblicare con la Shalom e ovviamente di far girare soldi nelle sue casse) possa essere una forma di opposizione surrettizia all’indefettibile Francesco?
Mi spiace, ma il prezzo per fare i nudi e puri è esserlo. Questo ho pensato e scritto, nulla togliendo alla stima per tanti grandi firme e per autori che sicuramente operano con l’intento sincero di fare il più possibile il bene per il nostro Paese e per la Chiesa.
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