Motu proprio divorzista?

Posted on 8 settembre 2015


Parto da un titolo provocatorio. Non ho né abbastanza strumenti, né abbastanza amarezza per reagire con negatività assoluta al Motu Proprio che snellisce i processi di nullità.

Una recensione benevola si trova su Tempi e, per cominciare, mi accontenterei di quella (cui faccio qualche breve riferimento qui sotto). Da par suo Socci ha già gridato al cripto-divorzio.

Io mi limito a due appunti. Il primo è che, per quanto

non è in discussione l’indissolubilità del matrimonio, che, anzi, risulta rafforzata dalla centralità del vescovo diocesano, che in comunione con il Pontefice è il garante dell’unità della fede e della dottrina.

resto dell’idea che di questi tempi, almeno nelle diocesi occidentali, il vescovo è piuttosto sinonimo di abuso ed eccentricità, anziché di unità della fede. Basti pensare al precedente e non meno scandaloso Motu Proprio Summorum Pontificum, in cui il Papa ha dovuto scavalcare i vescovi pur di dar via libera alla celebrazione di una Messa.

Secondo passaggio, direttamente dal Motu Proprio odierno:

Art. 14 § 1. Tra le circostanze che possono consentire la trattazione della causa di nullità del matrimonio per mezzo del processo più breve secondo i cann. 1683-1687, si annoverano per esempio: quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà, la brevità della convivenza coniugale, l’aborto procurato per impedire la procreazione, l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo, l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione, la causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale o consistente nella gravidanza imprevista della donna, la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici, ecc.

“La brevità della convivenza coniugale” è un’espressione che non mi è chiara. Indica i casi in cui i coniugi si lasciano, che so, dopo due ore (cose capitate)? Negli altri casi la simulazione di uno dei due coniugi, in riferimento ai fini unitivo e procreativo, è più evidente, almeno alla luce degli studi scientifici più moderni, ovviamente rimane strumentalizzabile dal giudice di turno, però più evidente (ai miei occhi)… Ma nel caso della brevità, dove riposerebbe l’oggettività di detto criterio?

Attendo che me lo mostrino.

Ah e poi, bene la redazione, pubblicazione ed applicazione in tre date mariane, ma sarà da vedere l’interazione del presente documento con il prossimo Sinodo.

Una cosa è certa: l’ammorbidimento era nell’aria e si temeva che sarebbe stato cavalcato dai kasperiani nel corso della prossima riunione. Francesco ha invece anticipato tutti. Ora tocca alla storia giudicare se siamo davanti a una mossa di Geremia o dell’Omino di burro.

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Posted in: SATIRICUS