Motu proprio divorzista #2

Posted on 9 settembre 2015


Adinolfi è contento: Francesco è il Papa di cui avevamo bisogno. Noi siamo contenti che lui sia contento. Penso non ci sia altro da aggiungere.

Veniamo a Socci, Socci a mio giudizio è in errore, perché tira troppo la corda e travisa eccessivamente la situazione, però è intelligente. Adinolfi non cade in errore, perché la banalità raramente erra, però di Chiesa ci capisce quanto mia madre: il giusto per salvarsi la pellaccia; troppo poco per dar lezioni a chi non sia sua amica. Socci travisa per un motivo sottile: è convinto che i tempi siano apocalittici, e lo sono; è convinto che sia in atto una crisi ecclesiale mastodontica, ed è vero; è convinto che sia chiaro che bisogna e come bisogna dividere i buoni e i cattivi, e questo è illusorio. Zizzania, zizzania più che mai, il buono e il male troppo intrecciati tra loro. Il Papa? Anche lì un pasticcio, si trattasse anche solo dell’irrazionalità del suo governo, che allerta tutti gli intellettuali di lungo studio ed esperienza, ma non i politici abituati alle campagne entusiastiche di breve raggio.

Ora, è sicuro che Dio scriverà dritto pur sulle righe della Catholica modello 2015. Da qui a concludere che Cecco sta facendo proprio bene, ne corre. La sudditanza culturale delle masse cattoliche alla strumentalizzazione delle lobby la dice lunga in merito. Né va dipinto subito come deleterio e devastante ogni suo atto. Provo dunque una confutazione di Socci, non sarà facile, perché lui è intelligente e io non sono sufficientemente preparato. Però voglio cimentarmi. In seconda battuta rimarrò ad aspettare, come promettevo nella prima puntata, altri commenti: di canonisti, di tradizionalisti, di progressisti. E di lì capiremo qualcosa in più circa le politiche vaticane (non circa l’eterogenesi dello Spirito).

Socci riporta un discorso di GiovanniPaolo II:

“L’importanza della sacramentalità del matrimonio, e la necessità della fede per conoscere e vivere pienamente tale dimensione, potrebbe anche dar luogo ad alcuni equivoci, sia in sede di ammissione alle nozze che di giudizio sulla loro validità.
La Chiesa non rifiuta la celebrazione delle nozze a chi è bene dispositus, anche se imperfettamente preparato dal punto di vista soprannaturale, purché abbia la retta intenzione di sposarsi secondo la realtà naturale della coniugalità. Non si può infatti configurare, accanto al matrimonio naturale, un altro modello di matrimonio cristiano con specifici requisiti soprannaturali.
Questa verità non deve essere dimenticata al momento di delimitare l’esclusione della sacramentalità (cfr can. 1101 ‘ 2) e l’errore determinante circa la dignità sacramentale (cfr can. 1099) come eventuali capi di nullità. Per le due figure è decisivo tener presente che un atteggiamento dei nubendi che non tenga conto della dimensione soprannaturale nel matrimonio, può renderlo nullo solo se ne intacca la validità sul piano naturale nel quale è posto lo stesso segno sacramentale. La Chiesa cattolica ha sempre riconosciuto i matrimoni tra i non battezzati, che diventano sacramento cristiano mediante il Battesimo dei coniugi, e non ha dubbi sulla validità del matrimonio di un cattolico con una persona non battezzata se si celebra con la dovuta dispensa”.
GIOVANNI PAOLO II  (Discorso alla Rota romana, 30 gennaio 2003)

Pope John Paul II sits next to the layers of the Roman

Capisco e condivido che forse non siamo nel clima giusto per certe proposte, che sulla breve funzioneranno esattamente come la riforma liturgica – nata essa pure da intenti pastorali, per riavvicinare la gente moderna alle chiese – e desertificheremo il sacramento in esame, ma non sono sicuro che il discorso di Giovanni Paolo II e il Motu Proprio di Francesco siano in contraddizione.

Gli elementi richiesti da Giovanni Paolo II sono la “retta intenzione” e la tutela della “validità sul piano naturale”. L’incriminato canone da me riportato ieri va dunque giudicato sul piano dell’antropologia: i casi indicati per il processo breve attengono a questioni di retta intenzione e al piano naturale?

Elenchiamoli:

  1. quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà,
  2. la brevità della convivenza coniugale,
  3. l’aborto procurato per impedire la procreazione,
  4. l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo,
  5. l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione,
  6. la causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale o consistente nella gravidanza imprevista della donna,
  7. la violenza fisica inferta per estorcere il consenso,
  8. la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici, ecc.

La premessa è l’indebolimento della struttura antropologica dei contemporanei, la debolezza della loro capacità decisionale, l’inconsistenza della loro maturità. Questo abbassamento delle soglie dell’umano è registrato dalle scienze umane e dalla teologia morale.

I casi presentati sono sintomatici, data la premessa, di personalità inconsistenti, incapaci di assumersi – non di mantenere! – l’onere matrimoniale. La 8 lo accredita a livello medico; la 7 – inutile sostarci – chiarifica e semplifica un dato assodato, la libertà previa al consenso; la 6 risolve una questione annosa, che si configura come ipocrisia e risulta insostenibile nella società contemporanea; la 5 e la 3 contraddicono fermamente il fine procreativo; la 4 contraddice il fine unitivo; la 2 – di cui avevo chiesto chiarimenti nell’articolo precedente – mi è stata presentata come co-criterio, non nel senso che una richiesta di nullità dopo poco tempo automaticamente è valida, ma in quanto è plausibile la richiesta che insorge entro breve, in quanto significa la presa d’atto tempestiva di un problema ritenuto oggettivo; la 1 precisamente distingue il caso di scarsa fede da quello di fede solo simulata e di volontà erronea.

In altri tempi, nei tempi della vita responsabile, era per lo più inutile stare su queste situazioni. Oggi, nei tempi del cristiano che non sa digiunare, che non sopporta messe domenicali più lunghe di 40′ minuti, che non ha la minima preparazione catechistica e nemmeno la minima formazione morale, questi casi divengono mastodontici, inficiano la validità stessa dei matrimoni. Sono disposto ad ammetterlo, anche se non saluterei con entusiasmo questa novità.

Non è una Chiesa più aperta e più matura. E’ un popolo di cristiani più incapace e più fragile. E’ una Chiesa che non riesce a edificare tale popolo, e deve riconoscerne non i fallimenti, bensì l’inconsistenza degli atti che pone.

Questa la lettura tragica che darei del Motu Proprio. La Chiesa non è cambiata. Ma i cristiani sono ormai inconsistenti ed inutili. Certo, liberati da gioghi che li devastano, questi cristiani carsici potranno forse ambire a riprendere, anzi ad iniziare, una lenta strada di maturazione negli anni della maturità. Adolescenza lunga e Iniziazione inefficace. Mi pare la sintesi chiastica opportuna.

Da ultimo, Roberto B. lamentava che in questo modo togliamo valore alla dichiarazione matrimoniale e confondiamo il piano del diritto con quello della morale, il giudice dovrebbe valutare le intenzioni e non le azioni, il che ripugna alla disciplina. Comprendo l’obiezione, che tra l’altro è la stessa che noi muoviamo alla proposta dei same-sex marriage, basati sull’amore come sentimento e non sulle capacità matrimoniali proprie. Mi verrebbe da rispondere che il giudice non valuterà sentimenti e pensieri, bensì casi oggettivi oggettivamente elencati. Di più: non si salta in avanti dal diritto con le sue azioni alla morale con le sue intenzioni, bensì si retrocede all’indietro dal diritto con le sue azioni alla psicologia con le sue condizioni, da cui si fa dipendere l’attendibilità stessa delle azioni giudicabili.

E ancora, se questa mossa sia lecita, e oltre, se questa mossa pur lecita diverrà strumento di scandalo in tempi tanto apocalittici, tutto ciò lo vedremo col tempo.

Posted in: SATIRICUS