Haiti, “cattivi” pensieri 3

(Continua da precedenti, vedi:
“Haiti cattivi pensieri 1”“Haiti…2”)

Dicevamo, perchè questi castighi colpiscono gli innocenti?

Non darò spiegazioni teoriche, ma darò un modello divino: Cristo ha mostrato che il male non si sconfigge altrimenti che con un sacrificio di un innocente

Beh, questo lo sapevano già in molti prima di Cristo, e anzi si abusava di sacrifici inutili, e Cristo pare sia venuto proprio per porvi fine

Ma lo Stesso Cristo è la risposta inaspettata per gli innocenti morti: coloro che non possono sfuggire alle logiche del Principe di questo Mondo, spranno ora di essere subito accolti da Cristo nel suo regno, in quanto sono stati resi suoi simili.

Secondo punto: ma le catastrofi bastano a fermare il male? Non da sole. Non sempre.

Non da sole: serve sempre un profeta, che guidi il popolo a leggere nel disastro un senso divino aperto alla speranza. Non sempre: l’uomo rimane libero di rifiutare l’ammonimento dei profeti, e allora si predispone a realtà peggiori.

Questo testimonia – mito o meno che sia- la storia di Noè e del diluvio, questo propongono i capitoli 3 e 33 di Ezechiele, circa la responsabilità del profeta di annunciare il castigo e la responsabilità della gente di ascoltare il profeta.

Concludo con due riferimenti

Il primo è evangelico e storico: la strage degli innocenti corona l’avvento di Cristo in terra, in Cristo trova senso escatologico la vita degli uccisi. Da lì in poi si aprono due strade: quella dei discepoli che seguono Cristo e danno il via alla fortuna della Chiesa nel tempo; quella degli ebrei che si ostinano in se stessi e danno via al periodo più buio della loro storia (dalla rivolta del 70 fino almeno ai Lumi e oltre). Vediamo noi cosa sceglieremo, oggi.

La generosità c’è ed è molta ad Haiti, ma c’è qualche profeta che annunci conversione?
E noi vogliamo davvero convertirci al di là delle elemosine?


Seconda citazione, da un’esperta di Misericordia, Santa Faustina Kowalska

[la divina misericordia] sembrerà in completo sfacelo, ed all’improvviso seguirà l’azione di Dio con grande energia, la quale darà testimonianza alla verità… [Dio] desidera che questo lo sappiano prima che torni come Giudice; vuole che le anime lo conoscano prima come Re di Misericordia
(Dal Diario, ed. LEV, P. 278)

Haiti, “cattivi” pensieri 2

(continua da precedente: Haiti cattivi pensieri 1)

Secondo pensiero cattivo: nel terremoto è andata peggio a chi aveva una casa, ed è andata meglio a chi viveva in baracche. Mi viene in mente l’uomo del vangelo che ammassa riserve nel granaio e quando ormai è in pensione e vuol gustarle, ecco che muore.

Qui non c’entra un giudizio singolare sullo spirito di avarizia o simili; qui c’è solo l’ennesima constatazione di quanto sia fragile la vita, di quanto siano inaffidabili i nostri calcoli.

Qui capisco come mai nei vangeli – i libri del Dio che si sacrifica al posto degli uomini – ci sia ancora spazio per l’escatologia e per la minaccia di catastrofi.

Davvero una catastrofe può essere un gesto di misericordia di Dio? 

In epoche come la nostra, in cui crediamo che tutto possa andare a posto solo in base ai nostri canoni e facendo a meno di Dio. In epoche in cui i calcoli umani moltiplicano nel silenzio le ingiustizie, centuplicano le vittime innocenti, e non si preoccupano di frenare le proprie cattiverie se non a parole e in superficie. In queste epoche una serie di catastrofi può farci tornare coi piedi per terra, può riportarci alla realtà delle cose, può convincerci che si deve cambiare.

Ma ancora due obiezioni avanzano:
1. Perchè farla pagare agli innocenti?
2. Davvero qualche catastrofe può migliorare il tutto?

(Continua…)

Haiti, “cattivi” pensieri 1

Prendo spunto dal bellissimo articolo di Socci su Libero del 16.01, dove gli riesce di individuare l’unica malattia mortale – trasmessa per via sessuale – cui non si sia ancora trovato rimedio: si tratta della vita.

L’articolo di Socci svolge una riflessione sapienziale sulla precarietà della nostra vita.

Io mi sento più incline ad un pensiero escatologico, allora permettetemi poche cattiverie, anzi irriverenze

Primo: capiterà di sentire qualcuno parlarci del castigo divinoSo già l’obiezione: tanti bambini, tanti innocenti, quale castigo meriterebbero? E ancora: ma se Dio – almeno per i cristiani – è misericordia, perchè dovrebbe castigare?
Rispondo: quando gli antichi profeti anunciavano il castigo divino (si trattasse di profezia sul futuro o di rilettura del passato, come preferiscono alcuni esegeti oggi) non credo avessero davanti a sè un popolo tutto cattivo e colpevole. Credo invece che gli  antichi profeti sapessero leggere nella tragedia imminente o trascorsa un senso superiore

E appunto, non potendo attribuire a Dio la cattiveria, perchè Dio è buono, abbiano capito che qualsiasi Male è complementare alla nostra malizia.

Penso c’entri qualcosa il Peccato Originale quella cosa per cui sappiamo di essere colpevoli anche quando ci sentiamo innocenti.

Insomma: il terremoto di diritto se lo meritavano altri, ma se lo son beccati i poveri haitiani, ci serva almeno come spunto per riflettere sulla nostra solo presunta innocenza per ammettere che ci meriteremmo un castigo di Dio e per convertirci e scongiurarlo

(Continua…)

Ratzinger e la chiesa liturgica

Secondo Paolo Rodari è chiaro il cammino che Ratzinger sta facendo percorrere alla Chiesa. Un cammino di coraggiosa apertura alle Sue tradizioni, anche a quelle che sembravano sepolte o destinate a rade elites.

Ora già sono note le aperture pastorali del pontefice, ma forse a qualcuno sfuggono sfumature interessanti: si è già scritto altrove del doppio binario ratzingeriano: un assaggio in avanti e uno indietro.

E infatti si è notato che, all’occorrenza, Ratzinger riesce a diventare il massimo nemico dei progressisti o il più biasimato dai tradizionalisti; Il papa del dialogo o quello della rottura diplomatica; L’uomo simbolo dell’oscurantismo clericale o il professore applauditissimo; Ratzinger approva gli statuti Neocatecumenali, Ratzinger apre ai tradizionalisti con messe  e motu proprio; Ratzinger riconosce le virtù di Giovanni Paolo II, e insieme sorprende con l’appoggio a Pio XII; Ratzinger rinfaccia la violenza di Maometto, Ratzinger prega nei lager, Ratzinger non si fa incerottare da rabbini

Beh, magari non è un caso. Questo testimonia il desiderio e lo sforzo di Benedetto XVI per far camminare la Chiesa in continuità col Suo passato e la Sua storia.

Non tutti – sostiene Rodari su dichiarazione di Messori su dichiarazioni di mons. Ratzinger – hanno avuto sempre questo buon proposito. Alcuni avrebbero preferito rompere col trascorso e costruire tutto dal ground zero o più giù

“Ratzinger mi disse che non fu lui a cambiare, ma cambiarono loro. Ratzinger voleva un Concilio in continuità con la tradizione passata. Gli altri si misero a promuovere una linea di rottura col passato. Ma non nel nome di questa rottura l’allora teologo bavarese aveva spinto perché il Concilio lavorasse più diffusamente di quanto lo stesso Giovanni XXIII all’inizio aveva pensato dovesse lavorare”.

Quindi il papa attuale non è in nulla solidale col progressismo della rottura. Né pure la sua linea è un tradizionalismo chiuso a riccio sul passato. Direi che Ratzinger sta realizzando la quaestio de ponte per la Chiesa: ed è interessante vedere come lo fa.
Sempre secondo Rodari, che lo ricava dalle parole del’ex arcivescovo di Toledo e primate di Spagna, il cardinale Antonio Cañizares Lloverai, il ponte consisterebbe nella cura liturgica.

Per la situazione religiosa e culturale in cui viviamo e per la stessa priorità che corrisponde alla liturgia nella vita della chiesa, credo che la missione principale che ho ricevuto è promuovere con dedizione totale e impegno, ravvivare e sviluppare lo spirito e il senso vero della liturgia nella coscienza e nella vita dei fedeli; che la liturgia sia il centro e il cuore della vita delle comunità; che tutti, sacerdoti e fedeli, la consideriamo come sostanziale e imprescindibile nella nostra vita; che viviamo la liturgia in piena verità, e che viviamo di essa; che sia in tutta la sua ampiezza, come dice il Concilio Vaticano II, ‘fonte e culmine’ della vita cristiana.

Non ci stupisce. La liturgia è quanto di più lontano ci sia dall’attivismo, dall’utilitarismo e dall’estetismo del falso corrente. Ed è quanto più capace di vivificare dall’interno il nostro fare e il nostro impegnarci.

Insomma una speranza aperta, ma una speranza concreta. L’alternativa alla quale parrebbe essere un buonismo di fondo nichilistico, ben descritto in un recente fondo da Messori:

Il mondo è questo, non c’è speranza di mutamento, né per credenti né per non credenti. La sola possibilità sta in quello scrollare il capo, sorridendo tra il malinconico e il rassegnato, con cui Verdone chiude il film, mentre il precario collegamento con Roma si interrompe. È la vita, bellezza, nessuno può farci niente! Realismo, certo. Ma che slitta verso lo scetticismo, se non il nichilismo, se ad esso non si affianca l’afflato di Speranza che deve animare il credente. Problematico definire «cattolica» una prospettiva dove c’è posto solo per il sorriso rassegnato di chi è ormai convinto che nulla cambierà mai, che ogni attesa di un mondo più umano è cosa da riderci sopra.