Sì alla famigliacristianofobia

Essendo reduce da un periodo di cure gastro-intestinali, cerco di tenermi alla larga da tutto ciò che potrebbe nuocere in qualche modo alla mia convalescenza, si tratti di elementi che entrino da dentro (gastro), da dietro (intestinali), o per contagio. Ecco, un esempio di contagio fatale è e rimane Famigliasincretista, da oggi Famigliaomosessualista, anzi no: Conglomereparentalecristiano “A”.

E’ il buon dott. Palmaro a segnalarci l’infelice atto di sodomizzazione che Conglomereparentalecristiano “A” ha accettato, col pubblicare una reclame menzognera in cui si asserisce, di fatto, che l’omosessualità è un dato genetico, di quelli che rendono uno alto, l’altro rosso e il terzo… omosessuale.

purtroppo è tutto vero: se portate in casa vostra Famiglia Cristiana, preparatevi a dover spiegare al pupo che cos’è una lesbica o un gay, preparatevi a tenere seminari serali per chiarire il concetto di omofobia, preparatevi a insegnare con pugno di ferro a tutta la prole, e ovviamente anche al genitore numero due (l’uso di parole come moglie o marito potrebbero essere considerate sintomo di omofobia), che intorno a questo tipo di diversità “non c’è niente da dire”.

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Gli sprovveduti di Conglomereparentalecristiano “A” è probabile si giustifichino citando la prima versione del CCC al numero 2358:

Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali innate. Costoro non scelgono la loro condizione omosessuale; essa costituisce per la maggior parte d loro una prova

Versione ambigua, che fu corretta meno di un lustro dopo, presentando le seguenti varianti:

Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa condizione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova

O forse sono, come sempre, eccessivamente benevolo verso i rinnegati di turno. E dunque non ci sono scuse per loro. E dunque l’unica possibilità che ci rimane è contrattaccare, ad armi pari

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La cristianofobia di Ravasi

I tradizionalisti si stanno abituando ad esser presi a pesci in faccia dagli altri cattolici.

E’ capitato con l’articolo – per quanto minuto – di Famiglia Cristiana, dove i campioni dell’avanguardia informativa hanno peraltro mostrato di non conoscere nemmeno lo status quo delle vicende, figuriamoci che succede quando passano alle interpretazioni.

E’ capitato ieri con il luminosissimo cardinal Ravasi, il quale in un’intervista imbarazzante non ha perso l’occasione di umiliare i tradizionalisti, bollandoli a massa di ignoranti, salvo poi tentare un elogio francamente deboluccio del ritorno al latino nella Chiesa. Colafemmina in un articolo da brivido risponde al cardinale con una lettera interamente in latino (subito seguita da una traduzione in italiano, al fine di facilitarne la comprensione a quelli di Famiglia Cristiana), precisando che se c’è qualcuno che oggi studia ancora latino nei seminari… questo qualcuno sono proprio i movimenti di orientamento tradizionale. Ma tanto fa.

Ho commentato Colafemmina sul suo blog, e riporto tali e quali quei pareri stesi di getto. Se per piacere a Ravasi bisogna essere atei incalliti, mi dispiace, ma credo che farò di tutto per continuare a dispiacergli.

Intervento meraviglioso che mostra in modo dirompente l’assenza di ragioni fondate in questo schieramento antitradizionalista dei benpensanti acclamati. Tradizionalismo non significa ignorante, Colafemmina l’ha prontamente mostrato. Mi sovviene che con una delle rare espressioni latine sopravvissute al mondialismo contemporaneo, le facoltà teologiche amano ancora tuonare “doctus romanus asinus germanus”: a lode della teologia novella e a scorno della formazione tradizionale. Ma non si tratta di dottrina e di lauree, si tratta di fede, di forma mentis, di weltanschauung, di apertura e predisposizione spirituale. Cardinali ed esegeti in linea, ficcatevelo bene in testa: non torniamo alla tradizione perché abbiamo studiato troppo poco, ma perché abbiamo studiato troppo, e abbiamo visto che dietro alle vostre parole smaglianti non luccica alcun tesoro speciale. Torniamo alla tradizione perché le enciclopedie e le proteste di piazza non hanno sostituito in nulla ciò che solo la fede schiettamente cattolica può darci, passando attraverso i mezzi dell’ascesi, del pulchrum liturgico, del diritto e dei tesori che la Tradizione ha conservato (e alla quale torniamo a volte in modo dirompente per il semplice fatto che nella ‘testimonianza esistenziale’ di molti pastori non ne vediamo più traccia alcuna, e non ci fidiamo del baratro in cui ci vogliono condurre). Appariremo per questo stupidi? E’ un prezzo da pagare in questo mondo. Caro cardinale, si ricordi che non ce ne importa nulla di tecnologia, applausi, lezioni, sussiego. Ridateci Cristo: è il vostro unico dovere di porporati. O almeno piantatela di sottrarcelo e di incriminarci, trattandoci con una severità che da tempo non investe più nemmeno i gentili del Cortile. Non chiediamo che tutti comprendano la sensibilità tradizionale, ma almeno che non la discrimino e non la rendano oggetto di intolleranze sottili. E’ questione di giustizia e di rispetto. Finché mancherà questa, con che ipocrisia si continueranno a spendere lezioni di carità dai pulpiti?

Quoniam si inimicus meus maledixisset mihi,
sustinuissem utique;
et si is qui oderat me, super me magnificatus fuisset,
abscondissem me forsitan ab eo.
Tu vero, homo coaequalis meus,
familiaris meus et notus meus,
qui simul habuimus dulce consortium:
in domo Dei ambulavimus in concursu.
Veniat mors super illos,
et descendant in infernum viventes,
quoniam nequitiae in habitaculis eorum,
in medio eorum.
Ego autem ad Deum clamabo,
et Dominus salvabit me.
Vespere et mane et meridie meditabor et ingemiscam,
et exaudiet vocem meam.
Redimet in pace animam meam ab his, qui impugnant me,
quoniam in multis sunt adversum me. (Ps .54)