Malthus e gli ambientalismi

Sono in debito con un amico e lettore del blog, per cui su sua indicazione sponsorizzo una coppia di autori che pur non conosco ancora di prima mano (ma l’amico può stimarsi a ragione mia longa manus in tante passioni culturali)

Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, due divulgatori che hanno scritto una serie di pamphlet di successo sull’ecologi­smo e le sue mistificazioni, tra cui Le bugie degli ambientalisti (vol. 1 e 2), compiono nella loro ultima fatica un passo ulteriore rispetto sia a Simon che a Larouche, si par­va licet componere magnis. Oltre a mettere insieme la solita mole di dati e di esempi ficcanti per smen­tire luoghi comuni come l’esauri­mento imminente del risorse pe­trolifere, il pericolo a priori degli Ogm, l’efficacia di misurazioni quali l’«impronta ecologica» o l’«impronta idrica», i danni dell’in­dustrializzazione dell’agricoltura, l’inviolabilità della foresta amaz­zonica, eccetera, i due giornalisti riportano la critica al neo-malthu­sianesimo nel suo vero alveo con­cettuale: l’antropologia cristiana e, diciamolo pure, cattolica. La sola che dà conto in modo equilibrato della misteriosa capacità umana di penetrare senza limiti le leggi di un cosmo creato da Dio e di deci­dere lei, tramite i progressi della scienza, cosa sia risorsa oppure no. La sola che, postulando una ragione realmente aperta all’infi­nito, è in grado di spiegare perché l’ecosistema planetario, che sem­brerebbe chiuso e soggetto alle leggi dell’entropia, è nei fatti un si­stema aperto, dove l’unica impre­scindibile risorsa, condizione ne­cessaria anche se non sufficiente per un progresso dell’umanità e della natura stessa, resta l’uomo. Il muro, insomma, contro cui il neo­malthusianesimo, con le sue cicli­che profezie di sventura regolar­mente smentite dalla storia, si è sempre dovuto scontrare.

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Buona lettura

E figli maschi!