Referendum sulla caccia

Il fatto che il fotomontaggio sia banale è dovuto solamente al fatto che l’aborto mina un fondamentale dell’umanità. Il fatto che tutti si accorgano della banalità del fotomontaggio, ma troppi non si accorgano della gravità dell’aborto, è esattamente quello che dovrebbe spaventarci.

Catto-comunisti nemici del proletariato

Le origini del catto-comunismo si ravvisano nel Sillon e in certo cattolicesimo liberale d’antan.

Stupisce peraltro scoprire che proprio gli avi liberal dei catto-comunisti fossero i meno attenti, allora, alle politiche economiche di sostegno.

I cattolici liberali, sia perché in maggioranza oriundi dalla borghesia, sia perché più pronti ad ammettere i lati positivi del liberalismo che a scoprirne e combatterne i li­miti, sia perché diffidenti per formazione ad ogni forma di intervento statale (l’avversione alle ingerenze statali nel cam­po religioso si estendeva facilmente ad ogni forma di inter­vento, anche nel settore economico-sociale) non avvertirono la gravità del problema sociale, e si limitarono il più delle vol­te a un benevolo paternalismo. (210)

G. Martina, Storia della Chiesa, Morcelliana, Brescia 20064

Ci provarono i rimanenti. Senza dimenticare che dovettero affrontare un problema suscitato da mentalità affatto antipodiche a quelle raccomandate dal pontefice; dovettero affrontarle nella penuria di mezzi e libertà causata dalle guerre di religione che gli stati moderni gli muovevano contro (soppressione ordini, incameramento beni, incarcerazione etc).

Forse, anziché stupirci della scarsa iniziativa cattolica in ambito sociale, avremmo più ragioni per ammirarne la incontenibile vitalità.

Irene – simulazione del castigo divino

Guai ad affermare che Dio ci castiga: è una bestemmia che ha creato più atei che certe filosofie dell’800 su cui abbiamo scaricato la colpa dell’ateismo militante e dell’indifferenza attuale. I Cristiani, con l’immagine di un Dio che va in collera, di un Padre che era peggiore e più esigente dei padri umani, hanno creato il rifiuto di Dio in molti…

Affascinante, energico, sconvolgente, dirompente, assoluto e imbarazzante. Sì, lo gnosticismo ingenuo di Fratelenzo a volte è proprio imbarazzante (Enzo Bianchi 11.03.99 – meditazione sul Figlio prodigo… pardon, sul Padre Misericordioso).

Insomma la ritrita tesi per cui la Chiesa è all’origine dell’apostasia, mentre Nietzsche – se solo lo avessimo lasciato leggere ai nostri adolescenti – avrebbe rinvigorito la fede dei popoli. Imbarazzante ed ingenuo. Ingenuo ed assurdo. Così assurdo da parer vero, degno erede di Deridda e Foucault, il decostruzionismo di Fratelenzo acceca i semplici e ammutolisce i dotti.

Io però mi salvo perché sono un grezzo complicatissimo, sopravvissuto all’apostasia nonostante il doppio colpo di due preti giudaizzanti e perfettamente martiniani negli anni della mia adolescenza, dotato di uno specialissimo fiuto per le boiate teologhesi, e di una curiosità sufficiente a farmi leggere cose diverse dai foglietti che si trovano in fondo alla chiesa, tra i quali ‘Parola di vita’ e ‘Con te ce la faremo’ (che non è una testimonianza di fede di Gianni Morandi, ma il pieghevole da cui traggo l’illuminata confessio bosiana).

Dunque, parlavamo di Castigo di Dio.

Il problema è che dire castigo di Dio significa impegnarsi in un discorso complesso, cioè pieno di significati e sfaccettature, tale da richiedere un minimo di sforzo per essere colto e compreso. Ammetto che non sia da tutti. Calza a pennello un evento recente che ce ne dà l’immagine sintetica: Irene.

Eh già, proprio lei, la tornado che ha investito settimana scorsa gli USA offrendo, parrebbe, più spavento che altro, e salvando i TG dalla disperata caccia di notizie di fine agosto.

Irene e il castigo di Dio.

A tal riguardo, mi lascia scettico anche il servizio della Bussola Quotidiana, in cui un ondivago Fabio Spina, apprezzabile per le recensioni geo-tecniche sulla realtà dei fatti, si dedica a un’esegesi spirituale a mio avviso opaca e poco comunicativa.

Vada col dire che di fatto non c’è stato nulla, vada col denunciare inutili allarmismi sociologici di Avvenire, ma non colgo in che senso il brano di Elia sia istruttivo sul tema del castigo: altro genere letterario, altro scopo illustrativo, altra dinamica spirituale in atto; le due prospettive non si escludono, casomai si calibrano.

Calibrare. Questo serve.

Il buon Fratelenzo scaccia la significatività del Castigo al modo in cui il nevrotico rimuoverebbe edipicamente il padre; Spina si abbandona al devozionismo localistico e tace del senso universale della cosa (implicito, sottinteso o negato?).

Eppure è un fatto di ragionevolezza, e nessun’invocazione di misericordia lo può adombrare; tanto più che

Questa verità della misericordia fa appello a quella che ne è il completamento: la maestà e la giustizia di Dio (R. Guardini, Lo spirito della liturgia, Morcelliana, 22)

Ragionevolezza e spirito di comunità (che Spina evoca ma poi affonda nel particolarismo) uniti nella riflessione sul male: perché il Male c’è, e lo sappiamo, ma dove lo pensiamo? In Dio o fuori di Lui?

Temi caldi, sui quali non per caso si trovano a loro agio solo i vecchi tomisti, i cosiddetti ‘medievali’, in realtà abituati più di noi a riflettere secondo certe angolature universali.

Ma è proprio così? E’ davvero irragionevole pensare al castigo in ottica contemporanea? Forse no, o almeno non del tutto.


E allora torna istruttivo Umberto Galimberti, quando ci ricorda che

Lo Stato… ha riempito la società di doni, senza la possibilità del contro-dono…
Avendo così ridotto i soggetti sociali da contraenti a oggetti sociali gratificati dai doni, il sistema ha preparato il terreno all’irruzione del simbolico, che ritorce contro il sistema il principio stesso del suo potere. 
(L’ospite inquietante, Feltrinelli 2007, 125-126)

L’ambiguità di una società che tratta i cittadini come bimbi viziati sfocia nell’incapacità di crescita dei suoi membri, e si traduce in reazioni contraddittorie e malate.

Ché dunque, forse i processi fallimentari del vivere comune si possono trasformare in opportunità nella realtà ecclesiale? O non stiamo trattando anche noi i fedeli come bimbi, cui impediamo di crescere, perché temiamo che la verità possa traumatizzarli?

Ancora Galimberti.

Disarticolata ed epocale sventura. Dico epocale perché è la prima volta nella storia che, come vuole l’indicazione di Hegel, un servo non ha davanti un signore con cui prendersela, perché i loro padroni sono diventati, come i loro dipendenti, a loro volta semplici funzionari di un sistema (ivi, 136)

Più che una verità, il teologhese progressista ci offre un sistema teorico inoffensivo, perfettamente supino rispetto al trend decadente della critica società occidentale. Un trend che costruisce immaturità e vi rimedia col formare personalità irresponsabili. Non vi pare?

La soluzione sarebbe presentare la verità tutta intera, quella verità che ci farà liberi – come diceva un tale. E allora, mancando i teologi che se ne incarichino, vi accontenterete dei blogger. E di due brevissime su Irene.

Già, tuttosommato proprio Irene, proprio l’uragano che non ha fatto danni, si prestava a riflettere sul castigo di Dio. Un castigo che non è ripicca brutale, che non è minaccia freudiana, che non è spauracchio apocalittico di qualche telepredicatore protestante. Il castigo che è doloroso ma necessario intervento di Giustizia, che è delicatissima premura di un Padre innamorato che tutto opera per rendere sempre più ininfluente il male nel mondo e per salvare quante più anime verso l’eternità.

Irene ha funzionato bene: un ordine tempestivo, obbedienza pronta della gente, capacità di arginare i danni. Dire castigo di Dio non è dire qualcosa di molto diverso da questo.

Non è furia improvvisa che miete cinicamente i suoi avversari; è extrema ratio, è avviso e incitamento alla conversione, è Parola forte perché in un popolo senza profeti e senza santi il sussurro di Elia non lo sente più nessuno. Chi vi presta orecchio si salva. Chi lo ignora vi resta travolto.

E’ stata una manovra politica – mi direte – è stato un diversivo di Obama per distogliere dalla catastrofe finanziaria in atto.

E chi lo nega?

Quello che affermo è che, se si vuole si può uscire dignitosamente da ogni catastrofe – quelle rare e misericordiose dovute agli interventi di Dio per far giustizia attraverso la natura e la storia; quelle sempre più frequenti e strazianti che nascono dal cuore dell’uomo fatto scimmia di Satana – posto che l’autorità pensi al bene comune, che la gente impari a rinunciare al peccato, che la comunità si organizzi e metta da parte gli egoismi di rito,…

Irene è passata innocua, ma come affronteremo la crisi ormai imminente senza una schietta conversione?

William Pfaff: una lezione di vita sublime

Siccome mastico una parola di inglese su tre non sono certo di concordare con tutti i passaggi di Pfaff, ma raccomando a tutti la lettura di questo articolo che rappresenta un’autentica lezione di intelligenza e di sapienza (Pfaff è ultra ottuagenario).

Economia, politica, cultura, storia e religione si intrecciano a descrivere le peripezie di ieri – fuor d’ogni incanto – e a preconizzare le stramberie di oggi.

Si parte dalle ipocrisie di Obama, si passa per il puritanesimo oppio dei popoli (non solo negativo), si va dai Lumi al nichilismo russo e rosso, si approda alla sprovvedutezza (del tutto negativa) dei contemporanei.

Finale bruciato via, senza neppur moralismi.

A mio avviso un articolo da guinnes. Non solo per lo stile.

Tax the poor and Reward the Rich

on 13-7-2011

Paris, July 12, 2011 – By far the strangest thing about the American debate concerning national economic policy, currently concentrated on whether a law lifting the present limit on the deficit will or will not be passed, is that it has been conducted without discussion of the largest item in the budget.

This is the aggregate cost of running military interventions of one or another kind in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Libya, Somalia, and sundry other unhappy and unlucky sites in the non-western world, plus a global program of illegal individual assassinations by drones or dedicated military or civilian killer teams – all in democracy’s name. Cut that, even merely its blatant excesses, and the budget problem would disappear.

Instead the congressional debate is ideological: superficially about national economic policy, but actually all but totally committed to the issue of what level of taxation the most wealthy and individually least numerous segment in the American population, its corporate leaders, heads of banks and private financial institutions, its hereditary rich and beneficiaries of market windfall gains, should be required to pay

The second most passionate subject of debate is how much the government will reduce the country’s existing social security pension programs, for those individual Americans who throughout their lives have contributed to what they considered irrevocable contracts with their government, and the modest popular medical care programs that now exist for the middle classes, the old and the indigent. These are Medicare and Medicaid, plus the new health care program passed (barely) by the Barack Obama administration. These have all become “Entitlements” – a hateful word in the modern American political vocabulary.

The internal American debate may be said to be to decide how much to rob the poor, and by how much to enrich the rich.

Ours obviously are generations that bear no resemblance to those Americans who grew up with the Bible, a consolation to the poor, the only book in the house, and a preacher to shout hellfire to sinners on Sundays.

This national memory aside, it should be worth reflection that the western world was preoccupied with religion and its rewards, about sin and its punishments, until the European Enlightenment brought to Western Civilization the New Paganism, so called, and the New Reason. However the Old Greed remains part of our new age, still driving its economics and politics.

The Eighteenth and Nineteenth Centuries were revolutionary centuries, the overthrow of dynasties and aristocracies, and the other relics of feudalism. Those centuries included the bourgeois revolutions of 1848, Italian independence and unification, German unification under Bismarck, Hapsburg and Ottoman decline and Balkan unrest, Civil War in the United States — a war over slavery but also between industrial and agricultural economies. The national and popular revindication of the people destroyed the old order. Russia’s serfs were emancipated in 1861, even before America slavery was ended.

The point of this gloss on history is that all of modern, post-Enlightenment history has primarily been driven by demands for political and economic justice. The difference between pre-Enlightenment and post-Enlightenment struggle has been that the human search for justice and equality was, in the religious civilization of the past, focused on virtue and its reward in heaven. After religion was undermined by the Enlightenment, human plans, doctrines, ideologies and struggle for justice was necessarily confined to temporal lifetime.

If there were no God, as the philosophers of the Enlightenment insisted, then human and social justice had to be sought in this world, and the rulers, aristocrats, the rich and privileged, who stood between ordinary people and justice, had to be destroyed. The aristocrats held responsible for the dynastic and imperialist wars of the period, and finally for the Great War itself in 1914-1918, had to be swept away.

That was what the French and other European revolutions were about. It is what socialism and then communism were about, initially in their idealistic and utopian versions, then in their bloodthirsty and nihilistic versions, in Leninist Russia and in “National Socialist” Germany, and then in Spain and even in impoverished and exploited China. People resorted to violence under leaders thrown up from the working and middle classes.

They were all, of course, idealistic and ideological when they began.

This is what brings me back to Washington in July 2011. Congressional Republicans and the Obama Democrats are locked in the most extreme conflict over social justice and the equality of citizens that the nation probably has experienced since the Civil War. They are at the same time mindlessly committed to what amounts to a kind of racial and religious war of America with Muslim civilization.

They seem ignorant, or indifferent, to what such irresponsibility has led to in the past.