Quel latinorum che… “non si capisce”

La domanda è ancora quella là: perché il latino?

E la risposta non cambia, anche se si fa tedesca e attenta rime con l’espressione weltanschauung. 

Solo comprendendo il latino si può entrare in quella mentalità che attraverso di esso si è forgiata e si esprime. Solo così si può penetrare quel mondo coi suoi valori, i suoi significati fissi e la sua musicalità. L’alternativa è mantenersi sempre un po’ al di fuori di esso, intuirne a bocconi gli intenti, rischiare ogni due passi di strumentalizzarlo quel tanto al chilo, riducendone ogni reviviscenza e/o giustificazione a un ammonticchiare di frasi un po’ goffe e un po’ inutili.

E’ come cercare di imparare a nuotare senza volersi buttare in acqua – diceva quel tale.

Il meglio è sempre Cattolico. Anche il jazz.

New Orleans, come spiegato nel libro, fa parte di una cultura caraibica e non statunitense. Era una colonia spagnola, cattolica, non aveva nulla a che vedere con il mondo anglosassone delle colonie orientali.

Con questa notizia, strappata a Stefano Zenni in un’intervista su Musica Jazz di Maggio – e relativa al recente Storia del jazz: una prospettiva globale (Stampa Alternativa, Viterbo 2012) – supero definitivamente il mio senso di colpa in quanto diviso tra catto-tradizionalismo e filo-jazzismo.

In realtà la lezione del critico musicale combacia con lo studio di Rodney Stark (A gloria di Dio, Lindau) in cui lo specifico delle differenze tra colonie cattoliche e puritane viene visto nella peculiarità dei codici che normavano il trattamento degli schiavi. Quelli della francese Louisiana erano più miti degli altri nord-americani (ma meno miti di quelli spagnoli… pare che anche per questo l’abolizionismo latino-americano si sia svegliato tardi), e soprattutto permettevano un affrancamento dalla schivitù e un’ascesa sociale (e quindi culturale) inimmaginabile altrove.

A questo punto il discorso apologetico fazioso va svolto così: il jazz in quanto fenomeno culturale di valore dipende dal milieu cattolico della Louisiana; il jazz come veicolo di imbarbarimento della società bianca dipende dall’uso strumentale che ne fece l’elite pre-mondialista dei soliti noti (M. E. Jones, Il ritorno di Dioniso, Effedieffe).

Fuor di battuta, non stupisce che la cultura fiorisca laddove ci sia l’ambiente più favorevole all’uomo. Cioè dove Cristo è tutelato e presentato nella sua verità – per quanto ci è possibile…

XXV salone internazionale del libro? Io passo a You Tube

Non mi era mai capitato di fare un giro in un Salone Internazionale del Libro, e ringrazio vivamente che non mi fosse mai capitato. Ora, va detto, Torino è città vivacissima, che non smette di donarci eventi di profondo valore. Il fatto di non usarne o di usarne male è colpa tutta e sola del singolo utente.

Così mi assumo tutta la responsabilità per aver disertato il prestigioso Torino Comics e aver preferito snobisticamente il Salone del Libro.
Voi mi accuserete ora di essere il solito facilone, che ama offendere, e gioca con gli accostamenti stocastici. E’ il caso di rispondervi: ‘sto castico!
Vi mostro che ho ottime ragioni. Un amico mi segnalava la notizia più barbina del mondo. Non avendo più altri modi per difendere l’enigmatica ipotesi dell’Effetto Serra, dei lungimiranti scienziati con la puzza sotto il naso avrebbero affermato che il Riascaldamento Globale sia imputabile ai peti dei dinosauri.

Potty humor just got prehistoric. A new study suggests that dinosaurs may have helped keep an already overheated world warmer with their flatulence and burps 200 million years ago. (scientificcomputing.com)

Mi guardo bene dal commentare la cosa, temerei d’esser tacciato d’oscurantismo. D’altronde già Castellucci ci fece imbrattar di merda, Dio non voglia ce ne tocchi ancora per colpa dei neo-galileiani. Mi limito a segnalare che il brillante fumettista Leonardo Ortolani – francamente un catto-comnuista oratoriano, rosso emiliano d’adozione (rosso pisano di nascita), già geologo, ma in fondo abbastanza coraggioso da infarcire le sue strisce comiche con comparse  kerygmatiche di Cristo, del papa e di tale padre Angelini – aveva già preceduto i copro-copernicani.

Tutto questo per dire che – a conti fatti – una fiera del fumetto ha ancora qualche notizia di profilo da lasciarci. E un salone del libro? Ho le mie riserve.

Fatta salva la rappresentanza di celebri case editrici, la cui presenza in un Salone a me nemmeno importa, visto che già le conosco e posso consultarne i cataloghi gratis dal pc di camera mia; il Salone mi è parso monopolizzato da due gruppi: le editrici di sinistra anticlericale, no tav, anarchicheggiante, con un trito e ritrito nei titoli, temi, look e pose; e le collane legate al mondo New Age, Esoterismo, Cabala, movimenti iniziatici, oriente semi-teosofico, Geova, etc.

Per inciso, un’impressione assai deludente la lascia Lindau, che a dispetto del catalogo conservatore e audace (le voci maggiori vanno all’opera di Chesterton e Benedetto XVI), si presenta in uno stand dedicato per metà alle pubblicazioni acquariane e per l’altra età sormontato da un’inquietante gigantografia di Susanna Tamaro.

Infine qualche editrice “cattolica“. Alle Paoline mi sono rifiutato di entrare. Deludente l’allestimento Elledici, che a parte sussidi per bambini, fumetti e libretti, e qualche Bibbia in edizione di prestigio, aveva ben poco – fatta salva l’imbarazzante “novità” di Fraellucianicardi.

Per inciso, Fratellucianicardi annuso essere il successore di Fratelenzo. La Elledici gli ha pubblicato un titolo tutto bosiano Per una fede matura (ricorda le strenne fratelenzidi “da praticanti a credenti” e via dicendo). La descrizione ufficiale del volume? Per riscoprire l’essenziale della fede a partire dal fondamento evangelico e dalla lezione del Concilio Vaticano II – che poi significa diventare veri cristiani si può, facendo a meno di 1962 anni di Chiesa e del Magistero attuale. Vai Lucio! (io spero sempre di sbagliarmi, ma di solito i sassi sono duri e l’erba fresca è verde).

Unica scoperta – almeno per me tale – è la Nino Aragno Editore, che con classici e studi dedicati a Rinascimento e Modernità (non esclusi apprezzamenti per la Seconda Scolastica – giustamente, ormai i teologi la snobbano, per cui diviene materiale per cultori) mi ha conquistato. Ok, non sono dei nostri, ma almeno lavorano con zelo, coerenza e qualità.

Chiosa pseudo-benedicente: sul Salone del Libro e sui movimenti spiritualeggianti che lo infarciscono scenda celere il vento di Barnell!