Non saremo benigni

Sarà anche vero che il cattolicesimo italiano era legato dovuto all’ignoranza del popolo, abilmente sfruttata dall’oscurantismo ecclesiastico. Il problema è capire se l’alfabetizzazione e la digitalizzazione sono sufficienti a rendere il popolo autonomo e colto, oppure se, illudendolo di esser tale, abbiamo trovato nuovi modi per soggiogarlo.

A me ne viene in mente uno. Uno per tutti. Profumatamente pagato dal popolo e imposto dalle élite.

Lo convocano quando c’è da parlare di cultura

anche se la cultura è ben altra…

*

Lo evocano quando c’è da parlare di storia

anche se la storia è ben altra…

*

Lo convocano quando c’è da parlare di patria

anche se la patria è ben altra…

*

Lo convocano quando c’è da parlare di politica

anche se la politica è ben altra…

**

Cultura, storia, politica, patria. Nomi posticci, che calzano malamente sugli spettacoli del fantoccio aretino. Buono solo a demitizzare la cattolicità patente di Dante e quella latente di Collodi.

Buono a diffondere la propaganda che mescola anticlericalismo annacquato, ideologia rivoluzionaria carbonara, anti-fascismo di rito, idolatria dello stato laico, inquadramento culturale a perfetto regime.

Il prossimo spettacolo sarà certamente in difesa dei gay. O giù di lì. Dove si annusa risata facile, applauso scontato, pensiero gracile, coraggio zero: lui zompa!

E infine faccio notare che tra gli spettacoli “culturali” di oggi e quelli comici degli anni novanta non è cambiato nulla. Stesso stile, stessi bersagli, stessi saltelli, stessi buchi argomentativi, stessa piaggeria.

Ridatemi i contadini ignoranti e le loro benedette Insorgenze!!!

Per una fede più intelligente: il Syllabo.

Nell’epoca in cui tira forte Facebook, capita anche di trovare qualche voce fuori dal coro. Per una volta attingo a Severgnini, che sul Corriere è intervenuto più di una volta in difesa dell’apparentemente esile Twitter.

Twitter non è il fratello minore di Facebook. Semmai il cugino. Parenti e diversi. Facebook ha sette anni, è stato creato da ragazzi per i ragazzi: lo usano anche gli adulti, ma siamo in affitto (morale). Twitter compie cinque anni. È più smaliziato, meno empatico ma più acuminato. Sociale e micidiale: basta saperlo usare.

Microblogging – la definizione ufficiale – è un buon riassunto. Gli interventi di 140 caratteri obbligano alla sintesi. Sono un esercizio quotidiano di igiene mentale, uno spazzolino per il cervello. (QUI)

Uno spazzolino per il cervello.

Non perché i contenuti di Twitter debbano essere per forza intelligenti, ma perché lo sforzo metodologico di dover sintetizzare in 140 caratteri costringe a raffinare il pensiero. Anche le baggianate. Ecco il paradosso di Twitter: sforzarsi di formulare un’idiozia in 140 caratteri significa automaticamente avviare un processo di incremento dell’intelligenza. Su Twitter essere idioti è meglio che mostrarsi intelligenti su Facebook.

Qui ci vuole Aristotele: l’idiozia in atto di Twitter è intelligenza in potenza maggiore dell’intelligenza in atto di Facebook. Mi corregga E. Berti se vado errando.

Ci rallegra allora scoprire che Lelefantino con ironico ardore abbia scelto di paragonare il Sillabo di Pio IX a una sorta di Twitter ante litteram.

Mi piace Pio IX. E’ l’inventore di Twitter. Sul finire del 1864 incaricò un barnabita simpatico e di mondo, Luigi Maria Bilio, di mettere insieme 82 proposizioni, ciascuna più o meno di 140 caratteri, per farne un elenco enciclopedico degli errori del secolo. Nacque il Sillabo. Una ricapitolazione, un prendere insieme cose diverse, e ’fanculo le eresie, che poi per la chiesa sono le cazzate, il mainstream, il politicamente e ideologicamente corretto. Nella sua fantasmagorica Mirari vos, enciclica scritta con la baionetta nel 1832, il predecessore del beato Pio IX, Gregorio XVI, uno così fiero e reazionario da avere inquietato persino un Metternich, aveva alluso a una “moltitudine sterminata” di libri, giornali, scritti fuori controllo, qualcosa di molto simile a un web dell’Ottocento, che fungevano da veicolo a quel “delirio” che è la libertà di coscienza predicata per ciascun individuo. Il Sillabo mise le cose a posto. Intanto per un centinaio d’anni, fino al Concilio ecumenico Vaticano II, che non è stagione brevissima. Ma come vedremo la sua eco apostolica e culturale, icastica, semplificatrice, asciutta, univoca, si sente ancora oggi, che lo si sappia o no, che lo si voglia riconoscere o no. (QUI)

Il Sillabo fece ordine, perché la sintesi impone l’ascesi dell’ordine.

Che poi l’ordine in questa vita non sia eterno, è cosa nota. Probabilmente l’unico tentativo storico non disumanizzante di costituire un ordine eterno in anticipo sull’eschaton è la Liturgia, quella Tradizionale, si intende. Anch’essa asciutta, schematica, puntuale. Con quelle ripetizioni che assomigliano ai Retweet, le abbreviazioni comprensibili solo agli utenti affezionati, i passaggi di accesso e di logout.

La concinnitas romana, ancora oggi sbeffeggiata da gentaglia incapace di esprimere due idee stabili in 15 minuti di predicozzi, resta in tutto e per tutto uno spazzolino per il cervello. Bisogna aggiungere: uno spazzolino per la fede.

Il Concilio ha avviato le pulizie di Primavera, mettendo all’aria gli arredi, ora a noi impegnarci per riordinare l’ambaradan. Per altri cento anni, si spera.

Il caso Bianchi. Difesa farlocca su Avvenire

Sono stato timidamente dalla parte di Celentano fino a poco tempo fa. Assolutamente convinto che il Molleggiato avesse fatto bene a richiamare Famigliacomunista e Avvenire perché parlassero un poco meno di politica e un poco più di religione.

Credevo male. E l’ho capito leggendo questo:

Mi ha davvero colpito, cari amici lettori, il livore della filippica e mi indigna la disonestà intellettuale dell’operazione tentata nel nome della comune fede cattolica contro Enzo Bianchi e, di rimbalzo, ma non casualmente, contro questo giornale. Si può ovviamente non essere d’accordo con il priore di Bose (o con il sottoscritto o con qualsiasi altro giornalista e collaboratore di Avvenire) su ciò che è opinabile: valutazioni storiche e socio­culturali, opinioni artistiche, scelte lessicali, giudizi politici…
Il che, a parte di toni da Armagheddon, ci sta. Come difesa del proprio orticello, si intende.
Tarquinio dà un segno di virilità che da un direttore di Avvenire serve (sì da scongiurare la fine del predecessore). Ciò che imbarazza è che questo sforzo di sferzi voleva rispondere alla domanda
1. Ma Benedetto XVI nominerebbe un “eretico” come esperto al Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio?
2. Le diocesi inviterebbero Enzo Bianchi a tenere incontri, riflessioni, esercizi per presbiteri se fosse appunto “eretico” o anche solo non più che ortodosso al magistero cattolico?
3. Enzo Bianchi sarebbe uno degli esperti più ascoltati in liturgia se fosse “eretico”?
4. Insomma, secondo certi signori, tutti – Avvenire compreso – si sarebbero fatti abbindolare, tranne loro. C’è il bisogno di ulteriore malignità nella nostra Chiesa?
Alla qual sfilza di retoriche si doveva piuttosto rispondere come segue
1. Benedetto XVI non controlla tutto (il Papa non è Hitler, e da Roncalli in qua la dimensione di compromesso tattico è all’ordine del giorno in Vaticano) ed è costretto a varie concessioni. Un esempio: la convocazione della Kristeva per l’incontro di Assisi (e le stesse presunte dichiarazioni del papa alla vigilia del medesimo).
2. Anche se non credo che Fratelenzo sia materialmente eretico, sono sicuro che l’esser convocato da vescovi non voglia dire assolutamente nulla. Se in più si pensa che la Chiesa post-conciliare è quella strapazzata da gente come mons. Philips e mons. Suenens, periti della Lumen Gentium e uomini di punta nell’Assise conciliare, ma anche capi-fila della reazione sessantottina contro la Humanae Vitae; se si pensa che uno dei primi a convocare Bianchi fu mons. Martini, uno che trasmetteva alla TV della sua diocesi i dialoghi coi non credenti, ma che poi sui libri contesta il Magistero dei papi e si definisce ante-papa; se si pensa al recente caso Schonborn… E’ oggettivamente lecito diffidare delle diocesi a priori.
3. Siamo nella stagione in cui tra i meno ascoltati in liturgia c’è il papa. Nei seminari evitano di insegnare che lui solo possiede il sommo Munus sacerdotale nella Chiesa; e ne squalificano le riforme sostenendo che “Ratzinger è un teologo e non un liturgista”. A Bose il presbiterio è oggettivamente in contraddizione con le Rubriche ecclesiastiche.
4. Sì. O almeno, quelli che si svegliano dal sonno imposto dalle diocesi ai loro fedeli, ecco che cercano di riaggregarsi altrove; per esempio nel villaggio della rete. Bello perché libero da poteri (in questo è terribilmente moderno, ma ai modernisti non piace: scherzi della storia)
Insomma, caro Celentano, mi spiace ma hai fatto fiasco. Quelli di Famigliacomunista e di Avvenire è assolutamente necessario che continuino a parlare di politica. Almeno diminuisce il rischio-cazzate sui temi religiosi.
A mons. A. Livori e agli amici della Bussola dedico il seguente video. Lo so, lo so, fa un po’ cattocomunista, ma almeno lo capiscono pure Sciortino e Tarquinio (che tra l’altro entrano in scena come comparse al minuto 1.48 del video)

Manifesti in città: esegesi di un declino

Un bravo esegeta sta attento alle minuzie di pericopi e lemmi per decodificare il senso profondo del brano considerato.
Ipotesi di lavoro: quali sarebbero pericopi e lemmi utili a decodificare una città?

I manifesti pubblicitari.

Sì, nei manifesti pubblicitari mi diverto a leggere il futuro della cittadina che li espone, e quando raggiungono un livello di persistenza e penetrazione significativi, inizio pure a preoccuparmi.

Alla faccia della cultura delle libertà, poche cose sequestrano e distorcono la libertà quanto i messaggi che sottilmente ma imperiosamente ci bombardano per le strade (certo anche per radio o in TV, ma quelli li riesco evitare col tenere abbassato il contatore della corrente in casa mia – i cartacei ahimé non posso proprio fingere di non averli visti…).

Vai con l’esemplificazione. Torino, primavera 2011.

1. IMMORALITA’

Primo cartello che invade il paesotto è la reclame di Six Love: “Il piacere è il gioco degli adulti, e il parco giochi è a Torino”. A metà tra una casa chiusa e un parco erotico, SixLove offre spazi fantasiosi e carini per vivere esperienze di peccato mortale lussurioso.

Ma tanto fa. I buoni torinesi, grandi e piccini, non hanno scampo: dal metro alla periferia al centro è tutto un richiamo – suggestivo a giudicare dall’indovinato slogan – a un mondo parallelo, un mondo per adulti, un mondo adescante, un mondo enigmatico, che presto si precisa essere un mondo pornografico e sbracato.
Su sesso, età, provenienza del partner si stende un velo di mistero che crea curiosità, trepidazione, sdegno, maliziosa complicità, confusione.

2. IRRAZIONALISMO

Seconda serie di cartelli. Questa volta non cade nell’immoralità, come il precedente, ma nell’irrazionalità pura: che dell’immoralità è tuttosommato la premessa necessaria (stavo per dire la premessa ‘logica’…).

Il centocinquantenario di Italia diviene occasione per deflagrare la nazionalità italiana. Al grido illuminista “Via i pregiudizi” (ricordo ai nostalgici della cultura che, senza scomodare san Tommaso, il buon vecchio Gadamer – cultore dell’ermeneutica – ha demolito la pretesa di fare a meno dei pregiudizi…) si spalancano le porte alla politica dell’assurdo. Negri, zingari, clandestini, schiave, trans, prostitute siamo tutti fratelli e sorelle dìItalia.

Assurdo.

Qui si confonde la cittadinanza di diritto – il fatto di essere o meno italiani – con il rispetto dei diritti dell’uomo e del cittadino – la rivendicazione di asilo politico e di tutela dalle schiavitù – con l’implosione del diritto civile – il quale stabilisce differente trattamento per i profughi e per i clandestini – e la imposizione ideologica, anti-scientifica e piena di pregiudizi circa la flessibilità dei caratteri sessuali psico-fisici – i trans… fratelli o sorelle?

E’ l’esito più coerente – in una stagione che fortunatamente non rispetta troppo le consequanzialità – dell’aver celebrato un anniversario all’insegna dell’ennesima rimozione storiografica e del puro emotivismo.

L’evocazione dell’Italia diviene strumento di potere, sostantivo della Neo Lingua orwelliana, contenitore vuoto alla mercé dei capi-partito di turno.

A naso l’esito non sarà la tutela dei derelitti verso una società di individui integerrimi e interiormente responsabili. No, l’esito sarà l’obliterazione di ogni giudizio, cioè di ogni verità, cioè di ogni morale. Dopo di che il negro, il trans e la schiava non li troveremo più nel campo profughi o al crocicchio ma… nelle Hall di Six Love o in altri luoghi di tortura, più subdola, più igenica, ma non meno disumana di quelli attuali.

Evidentemente al sopruso anti-nazionale sbandierato in difesa di non-italiani reietti, seguirà l’ingerenza verso i veri cittadini. Traduco, secondo la legge dei vasi comunicanti: se i negrei, gli schiavi, le prostitute a prescindere sono italiani da difendere; allora gli italiani a prescindere sono criminali o vittime indifese da sottomettere.

Sì, l’accostamento non è logico. Ma, appunto, in contesti di ideologismo violentemente a-logico, dobbiamo a prepararci a una società che evolva in base a criteri approssimativi, violenti, inebetitori.

Ah, non stupisca se l’aberrità pubblicitaria è stata supportata da Valdesi e Metodisti. Notoriamente anti-italiani, in quanto storici brecciatori di porta pia, e anti-filosofici, in quanto protestanti in genere.

3. ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

Terzo cartello: petizione contro gli integralisti pro-life.Difendi la 194.

Dunque abbiamo visto il proclama immorale, poi quello illogico e irrazionale, qui scadiamo decisamente nell’antinomismo para-gnostico. Siamo di fronte ad una autentica campagna contro la vita umana (non credo il testo si ribelli all’eccesso di tutele animaliste).
Sei un terribile integralista pro-life? Attenzione, noi stiamo patteggiando con le schiere di superuomini favorevoli alla morte (solitamente altrui): serial killer, mafiosi, sequestratori, mercenari, aguzzini, psicopatici, mostri? Forse. Certamente abortisti di grido e medici assassini.

Nel magico mondo dei sogni illuministi l’alternativa al pro-life è un opportunismo controllato ed edonista. Peccato che nel migliore dei mondi possibili – cioè quello che esiste, quello sottomesso al Peccato Originale – opporsi alla vita significa invocare la morte su di sé e sugli altri. E’ la premessa civica al teologico Castigo di Dio (o scatenamenti satanico, per i più tradizionali)…